Si è conclusa il 10 giugno, presso l’Aula Magna della sede Lingotto del Politecnico di Torino, la Challenge 2026 del Master HumanAIze, sviluppata in collaborazione con il Museo Egizio di Torino e coordinata da Danilo Pesce, docente di Strategy & Organization presso il Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione-DIEGP e membro del Comitato Scientifico del Master. L’iniziativa ha coinvolto 24 studenti e studentesse, organizzati in quattro team multidisciplinari, chiamati a confrontarsi con una sfida concreta: comprendere come le tecnologie di intelligenza artificiale possano contribuire a trasformare l’esperienza del pubblico nei musei, rendendo più accessibile la conoscenza prodotta dalla ricerca scientifica senza sostituire il ruolo degli esperti.
La challenge, dal titolo “AI, Digital Heritage and Public Experience: Re-thinking Museum Fruition through AI-Augmented Research Infrastructures”, si è sviluppata nell’arco di otto settimane, durante le quali i team hanno analizzato casi internazionali di applicazione dell’AI nei musei, si sono confrontati con esperti e curatori del Museo Egizio e hanno sviluppato concept, use case e prototipi per ripensare il rapporto tra ricerca scientifica, patrimonio culturale e visitatori.
L’iniziativa si inserisce nel percorso del Master HumanAIze, promosso dalla Scuola di Master e Formazione Permanente del Politecnico di Torino e dall’Università degli Studi di Torino per iniziativa dell’Associazione STEM by Women. Il Master nasce per formare figure capaci di operare all’intersezione tra competenze umanistiche, sociali e tecnologiche, con un focus specifico sull’intelligenza artificiale e sulle sue implicazioni etiche, sociali, organizzative, culturali e giuridico-istituzionali.
“La challenge con il Museo Egizio rappresenta bene l’identità del Master HumanAIze: un percorso interateneo pensato per formare profili ibridi, capaci di attraversare linguaggi, metodi e prospettive diverse – sottolineano Andrea Bottino e Viviana Patti, coordinatori del Master HumanAIze per il Politecnico di Torino e l’Università degli Studi di Torino – HumanAIze affronta l’intelligenza artificiale non solo come ambito tecnologico, ma come fenomeno progettuale, culturale e organizzativo, che richiede il dialogo tra saperi umanistici, competenze digitali, istituzioni e società”.
“HumanAIze nasce dall’esigenza di integrare competenze umanistiche, sociali e tecnologiche in un percorso formativo capace di preparare professionisti ad affrontare le trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale – sottolinea Matteo Milani, Vicerettore per la Didattica dell’Università degli Studi di Torino – La challenge con il Museo Egizio rende concreto questo obiettivo: gli studenti non applicano soltanto strumenti digitali, ma imparano a interrogarsi sulle implicazioni culturali, sociali ed etiche dell’AI in un contesto reale e ad alto valore pubblico”.
A fare da punto di partenza per il lavoro dei team è stato ME-Scripta, il programma con cui il Museo Egizio sta realizzando una delle più avanzate infrastrutture digitali per lo studio della cultura scritta dell’Antico Egitto. Il progetto integra digitalizzazione ad alta risoluzione e multispettrale di papiri e manoscritti, ambienti collaborativi per la ricerca scientifica, strumenti di AI per il riconoscimento, il confronto e la connessione di corpora frammentati e dispersi, nonché l’evoluzione delle piattaforme di gestione dei dati verso nuove architetture potenziate dall’intelligenza artificiale.
Partendo da questa infrastruttura di ricerca in evoluzione, i team sono stati chiamati a immaginare nuove modalità per rendere il patrimonio scritto dell’Antico Egitto più accessibile e comprensibile al pubblico, valorizzando al tempo stesso i processi di ricerca, le diverse interpretazioni e i margini di incertezza che caratterizzano la costruzione della conoscenza scientifica.
AI accessibile, conoscenza di dominio e valore pubblico
Un elemento emerso con particolare forza dai lavori finali riguarda il rapporto tra accessibilità degli strumenti di AI e conoscenza di dominio. I team hanno utilizzato e combinato diverse famiglie di tecnologie: modelli di computer vision per il confronto tra frammenti e il riconoscimento di segni; sistemi di machine learning e transfer learning basati su modelli pre-addestrati; architetture LLM/RAG alimentate da basi dati controllate; AI conversazionale vincolata; strumenti di explainable AI, digital twin e modelli predittivi per il monitoraggio conservativo e la mediazione pubblica.
Molti di questi strumenti sono oggi più accessibili rispetto al passato, anche grazie alla diffusione di modelli pre-addestrati, librerie open source e componenti riutilizzabili. Tuttavia, il valore non nasce dalla tecnologia in sé, ma dalla capacità di adattarla a contesti specifici, governarne i limiti e integrarla con competenze specialistiche.
“La challenge è uno strumento di didattica esperienziale che porta studenti e studentesse a confrontarsi con problemi reali, partner istituzionali e interlocutori esperti – spiega Danilo Pesce, coordinatore della challenge e membro del Comitato Scientifico del Master HumanAIze – Il caso del Museo Egizio ha mostrato con chiarezza che il valore dell’AI non dipende solo dall’accesso alla tecnologia, oggi sempre più disponibile attraverso modelli pre-addestrati e strumenti riutilizzabili. Il valore cresce quando questi strumenti vengono compresi, adattati e governati da persone con conoscenza di dominio. Per gli studenti, questo ha significato trasformare algoritmi, dati e competenze umanistiche in proposte responsabili e applicabili alla ricerca, alla mediazione culturale e alla fruizione pubblica. È questo il tipo di esperienza che consente di formare profili capaci di operare nei contesti in cui tecnologia e società si trasformano insieme”.
“L’esperienza didattica offerta dalle Challenge si inserisce nel più ampio progetto di didattica esperienziale, partecipativa e aperta alle sfide del territorio e delle tecnologie, ricompreso nel programma PoliTO+ – sottolinea Fulvio Corno, Vicerettore per la Formazione del Politecnico – La contaminazione dei saperi e l’interdisciplinarità dei lavori di studenti e studentesse stanno diventando una cifra sempre più caratterizzante dello sviluppo della nostra offerta didattica”.
In questo senso, la challenge ha rappresentato un laboratorio di human-centered AI, nel quale la tecnologia non è stata trattata come soluzione autonoma, ma come componente socio-tecnica inserita in un sistema più ampio di ricerca, mediazione, responsabilità e relazione con il pubblico.
Rendere accessibile la complessità
Il messaggio chiave della challenge è stato chiaro fin dall’inizio: l’AI non serve a “semplificare” l’Antico Egitto, ma a rendere visibile la complessità della conoscenza che lo rende comprensibile. Per questo, i team hanno progettato soluzioni capaci di aiutare il pubblico a comprendere la natura frammentaria dei reperti, la presenza di più interpretazioni possibili, i margini di incertezza e i processi attraverso cui la conoscenza scientifica viene costruita. Le proposte hanno affrontato il rapporto tra AI e patrimonio culturale da prospettive diverse: supporto alla ricerca sui frammenti, riconoscimento automatico di segni, percorsi personalizzati di visita, interfacce narrative, dashboard per conservatori e visitatori, strumenti per distinguere ciò che è documentato, ciò che è ipotizzato e ciò che viene suggerito dall’AI. Le proposte finali sono state valutate dal Museo Egizio sulla base di tre criteri principali: valore per il pubblico, coerenza con ME-Scripta e uso critico e responsabile dell’AI.
Il contributo del Museo Egizio
Durante la presentazione finale, i quattro team hanno illustrato i risultati del proprio lavoro al Museo Egizio, rappresentato da Samanta Isaia, Direttrice Gestionale, insieme a un team di esperti, curatori e professionisti del Museo. Le presentazioni hanno mostrato approcci differenti: dalla progettazione di strumenti per facilitare la comprensione dei papiri da parte di pubblici non specialistici, allo sviluppo di soluzioni per rendere visibili più interpretazioni dello stesso reperto; da concept orientati alla fruizione in galleria e online, fino a proposte più tecniche focalizzate sull’integrazione tra AI, dati e infrastrutture digitali del museo.
“La collaborazione con il Master HumanAIze ha rappresentato per il Museo Egizio un’occasione preziosa per riflettere su come l’intelligenza artificiale possa contribuire a rendere più accessibile la ricerca senza ridurne la complessità – commenta Samanta Isaia, Direttrice Gestionale del Museo Egizio – Il lavoro degli studenti ha generato proposte e spunti utili per ME-Scripta e, più in generale, per immaginare nuove forme di relazione tra museo, ricerca scientifica e pubblico. È un confronto importante perché il futuro della fruizione culturale dipenderà sempre più dalla capacità di integrare innovazione digitale, rigore scientifico e valore pubblico”.
L’iniziativa ha rappresentato un’occasione di confronto tra università, museo e studenti su un tema di forte attualità: progettare tecnologie di AI che non sostituiscano la competenza umana, ma contribuiscano a renderla più accessibile, trasparente e condivisa.

