Quanto conta, per la sicurezza stradale, non solo la quantità di alcol assunta, ma anche la composizione della bevanda consumata? E in che modo componenti non alcolici del vino, come i solfiti, possono associarsi a cambiamenti nel comportamento dei conducenti, anche quando l’alcolemia resta entro i limiti previsti dalla legge? A queste domande risponde uno studio condotto dal Politecnico e dall’Università di Torino, che ha analizzato il comportamento alla guida dopo il consumo di vini rossi convenzionali con diversi livelli di solfiti.
Lo studio, dal titolo “Understanding driver behaviour after consuming conventional wines with different sulphite contents: insights from a driving simulator study”, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica PLOS One e si inserisce nell’ambito del progetto VINALIA, sostenuto dalla Fondazione CRC (Cassa di Risparmio di Cuneo). La ricerca propone un approccio sperimentale per valutare se e in che modo il contenuto di anidride solforosa, comunemente indicata anche come solfiti, possa influenzare le prestazioni di guida in condizioni controllate.
I solfiti sono utilizzati in enologia per le loro proprietà antimicrobiche e antiossidanti, nonché per preservare la qualità e la stabilità del vino. In Europa, per i vini convenzionali, il limite di anidride solforosa totale è pari a 150 mg/l per i vini rossi e a 200 mg/l per i vini bianchi con un contenuto zuccherino inferiore a 5 g/l. La presenza di solfiti deve inoltre essere indicata in etichetta quando supera i 10 mg/l. Sebbene la produzione di vini totalmente privi di solfiti aggiunti sia difficile, il loro impiego è oggi oggetto di crescente attenzione, anche per i possibili effetti in soggetti sensibili.
Per approfondire questo tema, il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) dell’Università di Torino ha prodotto due vini rossi Barbera convenzionali con diversi livelli di solfiti, entrambi al di sotto dei limiti normativi: uno con un contenuto più basso, pari a 86 mg/l di SO₂ totale, e uno con un contenuto più alto, pari a 126 mg/l. I vini sono stati poi utilizzati presso il Road Safety Laboratory del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture (DIATI) del Politecnico per una sperimentazione al simulatore di guida.
La ricerca ha coinvolto 32 conducenti, 16 uomini e 16 donne, in un disegno sperimentale randomizzato e triplo cieco (con assegnazione casuale delle prove e senza che partecipanti, sperimentatori e analisti conoscessero il vino somministrato in ciascun test). Ogni partecipante ha completato tre sessioni di guida in giorni diversi: una in condizioni sobrie, una dopo aver consumato un vino con un contenuto di solfiti più basso e una dopo aver consumato un vino con un contenuto di solfiti più alto. La quantità somministrata, pari a 190 ml di vino, è stata definita per mantenere il tasso alcolemico intorno a 0,5%, corrispondente al limite legale previsto in Italia per la guida. I test sono stati svolti su un simulatore di guida a base fissa validato sotto il profilo comportamentale (ovvero già verificato scientificamente come strumento affidabile per analizzare il comportamento dei conducenti).
I risultati mostrano che, negli scenari meno complessi, non emergono differenze significative attribuibili al contenuto di solfiti. In queste condizioni, il principale effetto osservato riguarda proprio l’alcolemia, associata a un peggioramento del controllo laterale del veicolo in curva.
Quanto conta, per la sicurezza stradale, non solo la quantità di alcol assunta, ma anche la composizione della bevanda consumata? E in che modo componenti non alcolici del vino, come i solfiti, possono associarsi a cambiamenti nel comportamento dei conducenti, anche quando l’alcolemia resta entro i limiti previsti dalla legge? A queste domande risponde uno studio condotto dal Politecnico e dall’Università di Torino, che ha analizzato il comportamento alla guida dopo il consumo di vini rossi convenzionali con diversi livelli di solfiti.
Lo studio, dal titolo “Understanding driver behaviour after consuming conventional wines with different sulphite contents: insights from a driving simulator study”, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica PLOS One e si inserisce nell’ambito del progetto VINALIA, sostenuto dalla Fondazione CRC (Cassa di Risparmio di Cuneo). La ricerca propone un approccio sperimentale per valutare se e in che modo il contenuto di anidride solforosa, comunemente indicata anche come solfiti, possa influenzare le prestazioni di guida in condizioni controllate.
I solfiti sono utilizzati in enologia per le loro proprietà antimicrobiche e antiossidanti, nonché per preservare la qualità e la stabilità del vino. In Europa, per i vini convenzionali, il limite di anidride solforosa totale è pari a 150 mg/l per i vini rossi e a 200 mg/l per i vini bianchi con un contenuto zuccherino inferiore a 5 g/l. La presenza di solfiti deve inoltre essere indicata in etichetta quando supera i 10 mg/l. Sebbene la produzione di vini totalmente privi di solfiti aggiunti sia difficile, il loro impiego è oggi oggetto di crescente attenzione, anche per i possibili effetti in soggetti sensibili.
Per approfondire questo tema, il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) dell’Università di Torino ha prodotto due vini rossi Barbera convenzionali con diversi livelli di solfiti, entrambi al di sotto dei limiti normativi: uno con un contenuto più basso, pari a 86 mg/l di SO₂ totale, e uno con un contenuto più alto, pari a 126 mg/l. I vini sono stati poi utilizzati presso il Road Safety Laboratory del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture (DIATI) del Politecnico per una sperimentazione al simulatore di guida.
La ricerca ha coinvolto 32 conducenti, 16 uomini e 16 donne, in un disegno sperimentale randomizzato e triplo cieco (con assegnazione casuale delle prove e senza che partecipanti, sperimentatori e analisti conoscessero il vino somministrato in ciascun test). Ogni partecipante ha completato tre sessioni di guida in giorni diversi: una in condizioni sobrie, una dopo aver consumato un vino con un contenuto di solfiti più basso e una dopo aver consumato un vino con un contenuto di solfiti più alto. La quantità somministrata, pari a 190 ml di vino, è stata definita per mantenere il tasso alcolemico intorno a 0,5%, corrispondente al limite legale previsto in Italia per la guida. I test sono stati svolti su un simulatore di guida a base fissa validato sotto il profilo comportamentale (ovvero già verificato scientificamente come strumento affidabile per analizzare il comportamento dei conducenti).
I risultati mostrano che, negli scenari meno complessi, non emergono differenze significative attribuibili al contenuto di solfiti. In queste condizioni, il principale effetto osservato riguarda proprio l’alcolemia, associata a un peggioramento del controllo laterale del veicolo in curva.

