Quella del 2026 si prospetta come l’estate più calda registrata dal 1992. Un primato certificato dagli ultimi dati Arpav: nei mesi di giugno e luglio la temperatura media regionale ha raggiunto 23,1 gradi frantumando i record del 2003 (22,7) e del 2022 (22,7). Le altissime temperature e l’assenza di precipitazioni degli ultimi mesi hanno costretto la Regione del Veneto a dichiarare lo stato di emergenza regionale per deficit idrico con l’Ordinanza n. 72 del 1° luglio 2026. Le principali criticità includono un calo delle precipitazioni del 28% con un deficit di 2,4 miliardi di metri cubi d’acqua, la portata del fiume Adige ridotta del 21% e il rischio di ingresso del cuneo salino.
Di fronte a questa crisi idrica senza precedenti la storia può insegnarci qualcosa? E la risposta a questa crisi potrebbe arrivare dall’eredità del nostro passato?
La centuriazione: c’era una volta, o c’è ancora?
C’erano una volta le centuriazioni romane, i fossi di scolo e le siepi campestri, che per secoli hanno modellato e protetto il paesaggio rurale padovano. In particolare il Graticolato Romano si estendeva nell’area a nord-est della città, tra le attuali province di Padova e Venezia. Nate come opere idrauliche antiche (risalenti al I secolo a.C.), recentemente patrimonializzate (con il Museo della Centuriazione a Borgoricco e un Osservatorio del paesaggio del Graticolato), ma anche in parte cancellate dall’urbanizzazione e dall’agricoltura intensiva, oggi tornano a candidarsi come risposta concreta alle emergenze climatiche del XXI secolo.
È questo il cuore di WatHer (Water Heritage in European Rural Mediterranean), il progetto di cooperazione transnazionale co-finanziato per 3 milioni di euro dal programma Interreg Euro-MED a cui partecipa l’Università di Padova, e che vede coinvolti 12 partner da otto paesi del Mediterraneo, coordinati dal Politecnico di Milano, con l’obiettivo di recuperare la “saggezza” dei sistemi storici di gestione dell’acqua per rafforzare la resilienza del territorio. Il principal investigator per l’Università di Padova è il professor Mauro Varotto che unitamente alla ricercatrice Tanja Kremenić del Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità hanno concentrato la loro ricerca sui territori comunali di Mirano e Borgoricco compresi nei 200 km quadrati di estensione dell’intera centuriazione.
Il «trilemma dell’acqua» e la centuriazione patavina
WatHer si propone di elaborare e applicare a fossi e siepi dell’agro centuriato un modello eco-idrologico che possa rispondere al “trilemma dell’acqua” nel Mediterraneo, ovvero le tre sfide da affrontare per il prossimo futuro: siccità prolungate e scarsità d’acqua, precipitazioni estreme e repentini rischi di alluvione, degrado della qualità idrica causato dall’inquinamento della falda superficiale. Le tre criticità sono strettamente interconnesse e quindi necessitano di un approccio congiunto per essere affrontate.
«Si tratta di immaginare per il futuro una “terza centuriazione” – dice Mauro Varotto, geografo e coordinatore del progetto per l’Università di Padova – in continuità ma diversa dalle precedenti: la prima era principalmente vocata alla produzione agricola, la seconda è diventata una città diffusa con il paesaggio dei capannoni che conosciamo, la terza deve essere una centuriazione verde-blu, una infrastruttura ambientale e idraulica capace di affrontare le sfide del cambiamento climatico. Per fare questo serve un nuovo modello di governance per queste millenarie linee d’acqua, oggi frammentate in miriadi di proprietà private prive di una cabina di regia».
Questa porzione di territorio è particolarmente indicata per studiare il “trilemma dell’acqua”: il caso di studio padovano si concentra sulla rete degli scoli minori che caratterizza lo storico paesaggio centuriato per denunciare la scomparsa negli ultimi cinquant’anni di molti fossi e delle relative siepi alberate, fenomeno che ha ridotto la capacità del territorio di mitigare le piene e contrastare la siccità.
Se il cambio di paradigma del dopoguerra rispondeva alla logica di estendere i terreni coltivati, migliorare la produttività degli stessi e implementare la meccanizzazione “senza barriere”, come le siepi, oggi a fronte dell’aumento di precipitazioni intense e prolungati periodi di siccità il recupero del concetto idrologico legato alla centuriazione romana non è un mero ritorno al passato.
«Le analisi GIS del Comune di Borgoricco, cuore simbolico della centuriazione, mostrano che, tra il 2008 e il 2022, la rete dei fossi si è ridotta in media di circa 2,4 chilometri l’anno e quella delle siepi, nello stesso periodo, di circa 1,8 chilometri l’anno – sottolinea Tanja Kremenić -. Nonostante alle priorità produttive dei decenni del boom economico si siano recentemente affiancate norme di maggiore tutela ambientale, la perdita continua ancora oggi. WatHer nasce da questa emergenza e sperimenta su piccola scala la fattibilità e i benefici della reintegrazione del sistema fosso-siepe, riproponendo l’eredità culturale come risorsa idraulica e climatica».
Da questa analisi risulta evidente che il patrimonio della centuriazione romana non consiste soltanto nella divisione agraria in centurie per ripartire terreni agricoli tra coloni, ma si rivela prima di tutto imponente e strategica opera di ingegneria idraulica e bonifica territoriale. La griglia ortogonale di strade e canali era stata pensata soprattutto per distribuire l’acqua, e favorirne il deflusso seguendo la naturale inclinazione della pianura, un sistema sapiente che proprio per la sua efficacia è giunto fino a noi, drenando le acque in eccesso e convogliandole fino all’Adriatico.
Il progetto WatHer mette in dialogo la conoscenza ancestrale dei gromatici antichi con i più avanzati strumenti tecnologici: dati LiDAR e analisi cartografiche in ambiente GIS, sensori ambientali di monitoraggio sul campo, che serviranno ad elaborare piani d’azione co-progettati con le amministrazioni e le comunità locali (i Comuni di Borgoricco e Mirano sono partner associati del progetto), con il supporto tecnico del Consorzio di Bonifica Acque Risorgive.
Il progetto WatHer alla prova pratica
Da settembre 2026 saranno individuati alcuni tratti pilota di scoli, nei quali il progetto intende intervenire con il ripristino del sistema integrato fosso-siepe, paesaggio storico della maglia di origine romana, potenziandone le funzioni di collettore d’acqua, mitigazione climatica e corridoio ecologico, allargando lo scavo del fosso e aggiungendo la siepe alberata con funzione di ombreggiamento anti-evaporazione. La riqualificazione di questi elementi in un sistema integrato offrirà nel tempo molteplici vantaggi: aiuterà a rallentare i picchi di piena, a stoccare acqua per la ricarica della falda, a fitodepurare con la vegetazione riparia gli inquinanti prima che raggiungano i fiumi, a ridurre l’evaporazione grazie all’ombra portata dalle siepi, e a creare corridoi ecologici e isole climatiche anche per la fauna.
Insieme agli altri siti pilota distribuiti tra Spagna, Portogallo, Italia, Croazia, Slovenia, Cipro, Albania e Francia, l’esperienza di Padova servirà a dimostrare che attraverso una gestione sapiente dei sistemi bimillenari di irrigazione tradizionale si possono ottenere molteplici benefici: garantire servizi ecosistemici misurabili, salvaguardare la risorsa acqua, mantenere il bel paesaggio celebrato da Goethe e, si spera, anche un ritorno economico nel medio-lungo termine. La centuriazione esce così dal museo e torna ad essere paesaggio vivo.
Progetto WatHere
WatHer – Water Heritage in European Rural Mediterranean è un progetto cofinanziato dal programma Interreg Euro-MED, coordinato dal Politecnico di Milano e attivo da settembre 2025 a febbraio 2029. Coinvolge 12 partner di otto Paesi e dieci siti pilota: dai canali irrigui a gravità di Spagna, Portogallo, Francia e Albania alle marcite lombarde e alla centuriazione padovana, dalle pozze pastorali della Croazia e della Slovenia ai sistemi idraulici di Cipro. Il progetto è articolato in tre fasi – studio, sperimentazione e trasferimento dei risultati – che confluiranno in una strategia comune per i territori rurali mediterranei, con l’obiettivo di rispondere al problema della siccità riscoprendo, recuperando e rafforzando i sistemi storici di gestione dell’acqua.

