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Da domani a Legnaro l’assemblea generale di SpongeScapes, il progetto europeo per studiare misure di ritenzione naturale delle acque

Come possono le soluzioni basate sulla natura contribuire a migliorare la resilienza dei territori rispetto ad alluvioni, siccità e cambiamenti climatici?

È a questa domanda che intende rispondere SpongeScapes, un progetto di ricerca finanziato dal programma Horizon Europe, attivo dal 2023 al 2027, che coinvolge dieci partner – tra cui l’Università di Padova con il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF) – di otto Paesi europei: Francia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Slovenia.

Il progetto studia come recuperare e potenziare la naturale “funzione spugna” dei territori, ossia la capacità dei suoli, della vegetazione e dei corpi idrici di assorbire, trattenere e rilasciare gradualmente l’acqua. L’obiettivo è contribuire alla resilienza dei paesaggi europei rispetto agli effetti dei cambiamenti climatici, in particolare all’alternarsi di precipitazioni intense, alluvioni e periodi di siccità.

Dopo Regno Unito e Francia, quest’anno sarà il Dipartimento TESAF dell’Ateneo patavino a ospitare l’assemblea generale del progetto con tutti i partner scientifici da martedì 15 a giovedì 17 settembre nella Corte benedettina di Legnaro (via Roma 24).

«La nuova legge europea sul ripristino della natura (Nature Restoration Law), che chiede a chi gestisce il territorio di provvedere in tempi rapidi ad aumentare la permeabilità dei suoli, mette in evidenza l’interesse di questo evento. In particolare, durante la giornata di visita del 16 settembre si mostreranno e si discuteranno con i partner europei alcuni casi pilota già pienamente operativi. La sfida del progetto SpongeScapes è ora quella di passare dall’utilizzo di soluzioni “spugna” a scala locale a quella di paesaggio» commenta il prof. Vincenzo D’Agostino, direttore del TESAF e responsabile scientifico del progetto per l’Università di Padova.

In occasione dell’assemblea generale, mercoledì 16 settembre si terrà inoltre una giornata di visite tecniche dedicate ad alcuni dei casi studio italiani di SpongeScapes. La giornata coinvolgerà ricercatori e partner provenienti da diversi Paesi europei e permetterà di osservare tre differenti applicazioni delle cosiddette “misure spugna”:

·         A Giavenale, nel Comune di Schio (VI), sarà visitato un bacino di ritenzione realizzato in area agricola per ridurre il rischio di allagamento di un’area residenziale posta a valle. L’intervento consente di trattenere temporaneamente le acque durante gli eventi meteorici intensi, mettendole anche a disposizione delle colture nei periodi asciutti, e contribuisce al miglioramento del valore ecologico dell’area. La visita comprenderà un confronto con uno degli agricoltori che beneficia dell’intervento.

·         A Santorso (VI) saranno illustrati diversi sistemi di gestione sostenibile delle acque meteoriche inseriti nel tessuto urbano, tra cui rain garden/giardini pluviali, aree di bioritenzione e pavimentazioni permeabili. Queste soluzioni, monitorate dall’Università di Padova, sono finalizzate a trattenere e infiltrare localmente le acque di pioggia, limitando il deflusso superficiale e il rischio di allagamenti. È inoltre previsto un momento di confronto con l’amministrazione comunale.

·         A Bosco Limite, nel Comune di Carmignano di Brenta (PD), sarà visitata la più estesa area forestale di infiltrazione della pianura veneta. Attraverso una rete di canalette e sistemi di dispersione, l’acqua disponibile nei periodi di maggiore abbondanza viene distribuita all’interno di un bosco planiziale e infiltrata nei terreni ghiaiosi per preservare la risorsa idrica. . L’intervento associa alla funzione idrologica ulteriori benefici ambientali e sociali, quali l’incremento della biodiversità, il miglioramento del paesaggio, la cattura del carbonio e la fruizione ricreativa dell’area.

La visita rappresenta un’occasione per mostrare come soluzioni basate sulla natura, applicate in contesti urbani, agricoli e periurbani possano concorrere alla gestione integrata delle risorse idriche e all’adattamento ai cambiamenti climatici.

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