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Robotica e intelligenza artificiale, la Rettrice Unimore alla DRIMS: “L’università deve insegnare a governare i processi”

La Prof.ssa Rita Cucchiara interviene alla Doctoral Summer School on Robotics and Intelligent Machines, in corso a Populonia, sul futuro della formazione nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Al centro del confronto, competenze, didattica, ricerca, trasferimento tecnologico e il nuovo rapporto tra lavoro umano, automazione e sistemi intelligenti nella robotica contemporanea.

La trasformazione del lavoro scientifico nell’epoca dell’intelligenza artificiale, le nuove competenze richieste a ricercatrici e ricercatori e il rapporto sempre più stretto tra università e industria. Sono alcuni dei temi affrontati dalla Rettrice di Unimore Rita Cucchiara alla quarta edizione della Doctoral Summer School on Robotics and Intelligent Machines, in corso a Populonia e dedicata alla formazione di circa quaranta dottorande e dottorandi nel campo della robotica.

La Rettrice ha partecipato ieri, giovedì 3 settembre, alla sessione di confronto con alcuni dei principali rappresentanti del mondo accademico e alla tavola rotonda “From lab to market in robotics and intelligent machines”, insieme, tra gli altri, al Rettore della Scuola Superiore Sant’Anna Nicola Vitiello e a esponenti delle università e delle imprese del settore.

Uno dei nodi centrali della discussione riguarda il ruolo dell’università quando una parte crescente dello sviluppo, dalla scrittura del codice all’analisi dei dati e all’integrazione delle applicazioni robotiche, può essere automatizzata.

“Il fatto che una parte crescente di queste attività possa essere svolta dalle macchine non significa che stiamo automatizzando la conoscenza – afferma la Rettrice –. Stiamo automatizzando una parte della sua produzione materiale. Per l’università può essere una straordinaria opportunità”.

La sfida, secondo la Rettrice, è capire quali competenze debbano essere realmente formate e valutate“Un conto è sapere programmare, un altro è sapere quale problema vale la pena programmare. Dobbiamo spostare il baricentro dalla procedura al principio, dalla sintassi alla struttura, dalla soluzione alla formulazione del problema, dall’esecuzione alla verifica”.

L’automazione non riduce dunque l’importanza delle competenze tecniche, ma rende ancora più necessario possederne i fondamenti. Gli strumenti cambiano rapidamente, mentre matematica, statistica, informatica, fisica, teoria del controllo e metodo sperimentale restano essenziali per comprendere, verificare e mettere in discussione i risultati prodotti anche con il supporto dell’intelligenza artificiale.

È la stessa impostazione che ha guidato Unimore nell’adozione delle proprie linee guida sull’utilizzo dell’AI“La distinzione che mi interessa – sottolinea la Rettrice – è tra l’AI come amplificatore cognitivo e l’AI come sostituto della cognizione. Il problema nasce quando lo strumento diventa un modo per evitare di pensare”.

Una trasformazione che riguarda inevitabilmente anche la didattica. Se un modello è ormai capace di risolvere autonomamente determinate esercitazioni, diventa necessario interrogarsi su cosa l’università voglia effettivamente valutare. Acquistano così maggiore importanza la capacità di spiegare una soluzione, verificarne l’attendibilità, riconoscerne i limiti e modificarla quando cambiano le condizioni.

L’intelligenza artificiale può inoltre liberare tempo dalle attività più ripetitive“Se una macchina svolge una parte del lavoro manuale – osserva la Rettrice – quel tempo può diventare spazio per pensare meglio a un problema scientifico, costruire un’ipotesi diversa, discutere con un collega o guardare un esperimento da un’altra prospettiva. L’AI può essere non soltanto uno strumento di produttività, ma anche di liberazione cognitiva”.

La presenza di Unimore nell’organizzazione della DRIMS testimonia il nostro impegno nella formazione dottorale nel campo della robotica e delle macchine intelligenti. La scuola rappresenta un’importante occasione di crescita e confronto per le dottorande ed i dottorandi del settore, grazie a un affiatato team di organizzatori, coordinato dal professor Calogero Oddo, di cui sono orgogliosa di far parte. È particolarmente significativo poter contare, nella tavola rotonda, sulla presenza di figure autorevoli e di riconosciuta competenza, come la nostra Rettrice, insieme a rappresentanti di primo piano del mondo accademico e industriale”, commenta Federica Ferraguti, docente di Unimore e tra le organizzatrici della Doctoral Summer School, che in questi giorni riunisce circa quaranta giovani ricercatrici e ricercatori impegnati nel campo della robotica.

Il confronto della DRIMS riguarda anche il passaggio dalla ricerca al mercato e il rapporto con le imprese. Per la Rettrice, il trasferimento tecnologico non può essere considerato soltanto la fase finale di un progetto scientifico, ma deve nascere molto prima, attraverso relazioni stabili fra gruppi di ricerca e sistema produttivo.

Un tema particolarmente rilevante per Unimore, inserita in un territorio nel quale ricerca su intelligenza artificiale, robotica, meccatronica, automotive, biomedicale e manifattura avanzata può confrontarsi direttamente con problemi e bisogni reali delle imprese.

“Proprio mentre le macchine diventano più intelligenti – conclude la Rettrice – l’università dovrà occuparsi ancora di più di ciò che le macchine non possono decidere al posto nostro: non soltanto come ottenere una risposta, ma quale domanda porre; non soltanto che cosa possiamo delegare alla macchina, ma che cosa scegliamo consapevolmente di non delegarle”.

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