Le attività di ricerca del laboratorio LESA supervisionato da Arnold Rakaj, docente dipartimento di Biologia dell’università di Roma Tor Vergata, con la preziosa collaborazione di diversi professionisti, tra cui la dottoressa Giulia Papini, focalizzano sulla diversificazione delle specie allevate, introducendo organismi appartenenti a livelli trofici differenti, come i ricci di mare, le oloturie e i bivalvi.
Questo approccio innovativo permette di riutilizzare i nutrienti derivanti dagli allevamenti ittici tradizionali, mitigando gli impatti ambientali sia sui fondali sia lungo la colonna d’acqua e salvaguardando la biodiversità in un’ottica di salute globale.
Il Laboratorio di Ecologia Sperimentale ed Acquacoltura (LESA) dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, in sinergia con la General Fisheries Commission for the Mediterranean (GFCM-FAO), ha recentemente promosso un prestigioso workshop internazionale incentrato sull’Acquacoltura Multitrofica Integrata (IMTA), un modello produttivo ittico circolare capace di coniugare le ragioni dell’economia con la tutela degli ecosistemi marini.
L’evento ha visto la partecipazione di 31 ricercatori ed esperti provenienti da undici diverse nazioni, che hanno condiviso strategie e soluzioni per favorire pratiche di allevamento resilienti e sostenibili nel bacino del Mediterraneo e del Mar Nero. Nel corso delle sessioni, grande risalto è stato dato al ruolo innovativo e all’alto profilo professionale del LESA, una realtà che da circa trentacinque anni guida lo sviluppo tecnologico e la definizione dei protocolli nel settore dell’acquacoltura moderna.
I delegati hanno inoltre potuto esplorare da vicino i sette ettari della struttura capitolina, che costituisce la più grande infrastruttura scientifica italiana del comparto grazie ad impianti all’avanguardia come sistemi a ricircolo, avannotterie e bacini pilota.
L’incontro si è concluso con la volontà condivisa di consolidare una fitta rete di cooperazione internazionale e di intensificare il dialogo tra il mondo scientifico, le imprese e le istituzioni, ribadendo la centralità del laboratorio universitario romano quale punto di riferimento imprescindibile per la formazione delle nuove generazioni e per il trasferimento tecnologico sul mercato.
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a cura dell’Ufficio Stampa di Ateneo

