Nel 2025, un incremento significativo dell’obesità è stato registrato nella popolazione giovane, in particolare tra le donne. Secondo l’analisi ISTAT, la quota di giovani donne con obesità di età compresa tra i 18 e i 34 anni è passata dal 3,6 per cento del 2016 al 6,3 per cento attuale, con una crescita del 75 per cento che supera l’incremento del 35 per cento rilevato tra i coetanei maschi, passati dal 4,6 per cento al 6,2 per cento. Questo fenomeno in aumento interessa anche le fasce di età contigue, poiché tra i 35-44enni il tasso sale dall’8,5 per cento al 10,3 per cento, un dato dovuto soprattutto all’incremento di 2,6 punti percentuali tra gli uomini, mentre tra i 45-54enni si passa dall’11,1 per cento nel 2016 al 12,5 per cento. Questi sono alcuni dei riscontri dello studio Istat 2025 sull’epidemiologia dell’obesità in Italia, discussi martedì 7 luglio presso il Senato della Repubblica durante l’Italian Barometer Obesity Forum “Obesità in Italia 2026: dati, impatti, prospettive politico-sanitarie e legislative di intervento”.
Istituzioni, esperti, società scientifiche e associazioni pazienti si sono confrontati per definire le strategie da mettere in atto per contrastare la pandemia di sovrappeso e obesità nel nostro Paese. A supportare l’iniziativa, tra gli altri, l’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, Istat, Coresearch, Crea Sanità, Bhave, Università di Roma Tor Vergata – Dipartimento di medicina dei servizi, le società scientifiche di area, Italian Obesity Network, Open Italy, FIAO – Federazione Italiana delle Associazioni dell’Obesità e con il contributo non condizionato di Novo Nordisk.
“L’Italia è stata la prima nazione, durante questa legislatura, ad approvare una legge sull’obesità, riconoscendola come malattia cronica e recidivante. È un risultato importantissimo. Punto di forza della legge è la creazione di un Osservatorio con compiti di monitoraggio, studio dei dati e supporto alla diffusione di stili di vita corretti”, spiega il Ministro della Salute Orazio Schillaci nella prefazione dell’Italian Barometer Obesity Report 2026.
Nathan Levialdi Ghiron, rettore dell’Università di Roma Tor Vergata, commenta “Da Rettore di un’Università che ha fatto della ricerca traslazionale e dell’impegno civico una propria cifra identitaria, sono orgoglioso che il nostro Ateneo continui a essere parte attiva di questo progetto. La Fondazione IBDO rappresenta oggi un osservatorio privilegiato, capace di dialogare con le istituzioni, con il mondo clinico e con la società civile. In un momento in cui la politica ha finalmente compiuto un passo decisivo con la legge Pella, il compito del mondo accademico è quello di fornire le evidenze scientifiche, i dati e le competenze necessarie per tradurre una legge in azioni concrete, efficaci e durature”.
A rappresentare l’IBDO Paolo Sbraccia, Presidente della Fondazione e ordinario di Medicina interna al dipartimento di Medicina dei sistemi, che aggiunge “In questo scenario sono preoccupanti i dati sull’aumento dell’obesità nelle giovani donne: l’obesità triplica il rischio di infertilità femminile e aumenta le probabilità di aborto, riducendo le chance di concepimento col crescere del BMI. Inoltre, l’eccesso di peso aggrava la sindrome ovarica poliendocrino-metabolica, una condizione che influisce anch’essa sulla funzione riproduttiva e metabolica nelle donne, aumentando il rischio di infertilità e complicazioni metaboliche”.
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a cura dell’Ufficio Stampa di Ateneo

