Leggere una parola può suscitare emozioni molto diverse: alcune ci lasciano indifferenti, altre ci colpiscono profondamente, altre ancora possono turbarci. Ma è possibile capire che tipo di parola stiamo leggendo osservando direttamente l’attività del cervello? Secondo un nuovo studio dell’Università di Bari e dell’Università di Trento, la risposta è sì. I ricercatori hanno dimostrato che, analizzando il segnale elettrico del cervello, è possibile distinguere se una persona sta leggendo parole neutre, negative o persino parole taboo e di conseguenza predire lo stato affettivo attivo nel loro cervello.
Il lavoro, pubblicato sulla rivista scientifica Psychophysiology, apre nuove prospettive nello studio delle emozioni e dei disturbi emotivi. Per ottenere questi risultati, gli scienziati hanno registrato l’attività cerebrale dei partecipanti attraverso l’elettroencefalogramma (EEG), una tecnica non invasiva che misura i segnali elettrici del cervello. Nel frattempo, ai partecipanti venivano mostrati diversi tipi di parole, con contenuti emotivi differenti.
A questo punto entra in gioco l’intelligenza artificiale: utilizzando algoritmi di machine learning, in particolare i cosiddetti Support Vector Machine, i ricercatori hanno estratto un modello predittivo in grado di riconoscere i pattern cerebrali associati ai vari tipi di parole. Il sistema è così riuscito a classificare con buona accuratezza le parole semplicemente osservando l’attività cerebrale.
L’analisi ha evidenziato che alcune aree del cervello, soprattutto nelle regioni centrali e frontali destre, sono particolarmente coinvolte quando elaboriamo contenuti emotivi. In altre parole, il nostro cervello risponde in modo diverso a seconda del tipo di parola che leggiamo, e queste differenze possono essere “lette” e interpretate da un algoritmo.
Lo studio non si è fermato alla semplice “lettura” delle emozioni: i ricercatori hanno anche esplorato se e come le persone possano regolare le proprie reazioni emotive attraverso strategie psicologiche .
Questa parte della ricerca è molto importante, perché apre la strada a possibili applicazioni nel campo della salute mentale. In futuro, queste tecnologie potrebbero contribuire a:migliorare la diagnosi dei disturbi emotivi, monitorare il benessere psicologico e personalizzare trattamenti terapeutici. «Combinando EEG e intelligenza artificiale, stiamo cercando di costruire modelli cerebrali capaci di riconoscere e predire stati affettivi a partire dall’attività neurale» spiegano Alessandro Grecucci e Parisa Ahmadi Ghomroudi. «L’obiettivo è comprendere meglio come il cervello elabora emozioni complesse evocate dal linguaggio e sviluppare marcatori neurali utili per lo studio dei disturbi emotivi».
Il laboratorio studia le basi neurali delle emozioni e della regolazione emotiva attraverso tecniche di neuroimaging, EEG, brain stimulation e intelligenza artificiale, con l’obiettivo di sviluppare modelli neuropredittivi del funzionamento emotivo umano.


