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Università di Verona e Fieracavalli presentano i primi risultati del progetto sulle abilità cognitive nel salto ostacoli

Prosegue la collaborazione tra l’Università di Verona, Fieracavalli e Federazione italiana sport equestri per studiare il ruolo delle abilità cognitive nella performance di cavalieri e amazzoni del salto ostacoli. I primi risultati dello studio evidenziano l’importanza dell’esplorazione visiva e della consapevolezza corporea nel supportare le prestazioni sportive.

Comprendere quali capacità cognitive contribuiscano al successo nel salto ostacoli e sviluppare strumenti innovativi per potenziarle: è questo l’obiettivo del progetto di ricerca “Valutazione e potenziamento delle abilità cognitive dei cavalieri e delle amazzoni del salto ostacoli”, promosso dall’Università di Verona in collaborazione con Fieracavalli e con la Federazione italiana sport equestri. Il progetto è guidato da Mirta Fiorio, docente del dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento, e da Angela Marotta, ricercatrice e co-responsabile.

Lo studio nasce dalla consapevolezza che il salto ostacoli non richiede soltanto abilità tecniche e atletiche, ma coinvolge anche complesse funzioni cognitive. Durante una gara, infatti, cavalieri e amazzoni devono memorizzare il percorso, analizzare continuamente informazioni visive e spaziali, prendere decisioni rapide e adattarsi agli imprevisti, mantenendo al contempo il controllo emotivo e una costante sintonia con il cavallo.

La ricerca, coordinata dal dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento dell’Università di Verona, si articola in due fasi. La prima è dedicata all’identificazione e alla valutazione delle abilità cognitive maggiormente coinvolte nella disciplina; la seconda sarà orientata allo sviluppo di programmi di training cognitivo finalizzati al loro potenziamento.

Ad oggi sono stati coinvolti 22 cavalieri e amazzoni di età compresa tra i 18 e i 33 anni. Le valutazioni, svolte presso scuderie e maneggi del territorio regionale e nazionale, sono state realizzate con il supporto di Sofia Rizzo, laureata in Scienze motorie preventive e adattate, che ha contribuito alle attività di ricerca e raccolta dati previste dal progetto.

I dati preliminari mostrano che gli atleti con maggiore esperienza tendono a essere più rapidi nell’esplorazione visiva e nel riconoscimento di stimoli salienti. Queste abilità possono svolgere un ruolo rilevante nel sostenere alcune delle richieste cognitive tipiche del salto ostacoli, tra cui la valutazione del percorso, il monitoraggio continuo dell’ambiente di gara e l’elaborazione tempestiva delle informazioni necessarie a guidare le decisioni sportive.

Lo studio ha inoltre evidenziato una relazione tra la consapevolezza corporea e alcune funzioni cognitive fondamentali per la disciplina. Una maggiore capacità di percepire il proprio corpo sembra infatti associarsi a migliori prestazioni nei compiti che richiedono memoria di lavoro e gestione simultanea di più informazioni. Tali abilità risultano particolarmente importanti durante la ricognizione del percorso, il conteggio dei tempi e dei passi del cavallo tra un ostacolo e l’altro e il mantenimento dell’attenzione su molteplici stimoli durante la gara.

“Questi primi risultati confermano quanto le componenti cognitive siano centrali nella disciplina equestre del salto a ostacoli e aprono nuove prospettive per la preparazione degli atleti – spiegano le responsabili scientifiche del progetto Mirta Fiorio e Angela Marotta – L’obiettivo finale è individuare le abilità cognitive più rilevanti e sviluppare interventi specifici in grado di supportarne il potenziamento”.

Il progetto proseguirà con l’ampliamento della raccolta dati, orientandosi verso lo sviluppo di programmi di training cognitivo finalizzati al potenziamento delle abilità maggiormente coinvolte nella performance. L’obiettivo è tradurre i risultati della ricerca in strumenti concreti a supporto della preparazione e dello sviluppo di cavalieri e amazzoni del salto ostacoli, contribuendo all’innovazione delle metodologie di allenamento in questa disciplina.

“Questa ricerca si distingue per le sue possibili applicazioni pratiche, che potrebbero estendersi in futuro anche ad altri ambiti sportivi e professionali ad alta intensità cognitiva” – conclude Corrado Barbui, direttore del dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento – Il progetto si inserisce pienamente nelle attività di Terza missione e Public Engagement del dipartimento e dell’Ateneo, dimostrando come il dialogo con il territorio e le collaborazioni con realtà locali, come Fieracavalli, possano generare nuove opportunità di crescita scientifica e culturale”.

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