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Atlas si alza sull’acqua volando al secondo posto della Sumoth Challenge

Dal 7 al 14 giugno 2026, il team Metis Vela dell’Università di Padova ha partecipato sul Lago di Garda, alla Fraglia Vela Malcesine, all’edizione 2026 della SuMoth Challenge. La competizione internazionale ha visto la partecipazione delle imbarcazioni provenienti da atenei italiani, tra cui le Università di Trieste, Torino, Milano, Cagliari e La Spezia, e dalle Università di Karlsruhe, Sheffield, Southampton, Delft, Stoccolma, Nantes e Politecnico di Monaco di Baviera.

La SuMoth Challenge è una competizione ingegneristica e velica internazionale rivolta a team universitari di tutto il mondo. I partecipanti hanno il compito di progettare, costruire e condurre un’imbarcazione ad alte prestazioni di classe International Moth, dotata di “foil” per volare sull’acqua. L’obiettivo principale della sfida è promuovere l’eco-progettazione, l’uso di materiali a basso impatto ambientale e l’economia circolare nella nautica.

La SuMoth Challenge 2026 ha messo alla prova non solo la velocità delle imbarcazioni, ma anche le loro capacità ingegneristiche e le scelte di progetto improntate alla sostenibilità. Con il numero di prua 12, il team Metis Vela ha rappresentato l’Ateneo patavino proponendo per la prima volta in gara la sua ultima creazione foilante “Atlas”, conquistando il secondo posto nella fase di valutazione ingegneristica del progetto, subito dopo il Politecnico di Milano, vincitore della classifica generale.

Atlas è una barca monoposto foilante, capace di sollevarsi dall’acqua durante la navigazione. Oltre ai foil, Atlas utilizza una struttura di tipo “honeycomb” di alluminio per il “core” dello scafo, che permette di risparmiare molto peso senza compromettere le prestazioni. Atlas nasce con un obiettivo chiaro: dimostrare che alte prestazioni e sostenibilità possono convivere. È stata progettata per la competizione velica “SuMoth Challenge” e segue una filosofia di costruzione che ha scelto di utilizzare materiali innovativi e più sostenibili, come la fibra di lino e componenti riciclati da vecchie imbarcazioni, sviluppando soluzioni che riducono l’impatto ambientale senza rinunciare alle prestazioni. Atlas non è solo una barca, ma il risultato di un lavoro di squadra che unisce ingegneria, sostenibilità e passione, con l’obiettivo di contribuire a un futuro più innovativo e responsabile nel mondo della vela. A differenza di molte imbarcazioni di questo tipo, spesso progettate per essere estremamente leggere, ma poco durature, il progetto punta su affidabilità, riutilizzo dei materiali e lunga vita operativa. Alla costruzione di Atlas hanno contribuito circa 70 studenti provenienti da diversi dipartimenti dell’Università di Padova tra cui Ingegneria Industriale, Ingegneria dell’Informazione, Scienze Economiche e Aziendali, Territorio e Sistemi Agro-Forestali, Psicologia Generale, a testimonianza della forte multidisciplinarietà del progetto. Il team è organizzato in reparti: 12 membri dell’equipaggio, circa 50 progettisti impegnati anche nella costruzione e realizzazione delle imbarcazioni, 8 membri dedicati all’area amministrativa.

Il programma della competizione, suddiviso in otto intense giornate, ha visto le fasi della valutazione di progettazione, costruzione e prestazioni in acqua svolgersi in parallelo. Dopo l’arrivo dei team e le misurazioni di stazza, l’azione in acqua è stata vagliata co prove libere e quindi con le regate di prova e i primi test prestazionali, monitorati tramite sistemi GPS forniti dall’organizzazione per registrare le velocità di punta. Successivamente i team sono stati impegnati nella valutazione costruttiva, ovvero un’intervista approfondita in cui la giuria di 24 esperti del settore ha esaminato la qualità della manifattura, l’accuratezza dei costi e l’effettivo piano di fine vita dei materiali utilizzati. Nei giorni successivi si sono tenute le competizioni sul lago, 12 regate di flotta svolte nel corso della settimana, fino al gran finale di domenica 14 giugno.

L’impegnativa competizione ha evidenziato il potenziale dell’imbarcazione che si è meravigliosamente alzata dall’acqua dimostrando l’assoluta validità del progetto e della costruzione.

Questo risultato conferma la validità delle scelte progettuali adottate dal team e segna un nuovo importante traguardo nel percorso di crescita di Metis Vela che verranno vagliate sviluppando e perfezionando il lavoro svolto attraverso i feedback dei velisti e i dati raccolti dai sensori di bordo.

Gli studenti padovani che hanno partecipato al progetto, supervisionato dal Professor Andrea Lazzaretto, era così composto: gli equipaggi Giulia Galletti, Lorenzo Del Re, Enea Chirizzi, la team leader Sofia Bertolaso, il capo progettazione Mattia Gaggiato, i progettisti Marco Pitteri, Alberto Pinato, Filippo Flisi, Matteo Grossule, Tommaso Zoppè, Leonardo Corradin, Matteo Pivotto, Kaan Bek  e tutti gli altri membri del team che hanno partecipato con impegno alla preparazione e alla competizione.

In uno spirito di collaborazione e con una forte anima sportiva, i 19 team hanno saputo sostenersi nei momenti di necessità, condividendo attrezzature, competenze ed esperienza. Questi gesti testimoniano l’importanza della solidarietà e della cooperazione nel mondo accademico e sportivo, valori fondanti della Sumoth Challenge.

«Un ringraziamento speciale va al nostro responsabile di progetto il professor Andrea Lazzaretto che, tramite la sua esperienza, ha saputo guidare il gruppo nelle fasi più critiche – dicono i ragazzi del gruppo Metis Vela Unipd -, al Dipartimento di Ingegneria Industriale e il suo Direttore, Fabrizio Dughiero, per l’opportunità di partecipare a competizioni di alto livello che offrono agli studenti un’esperienza formativa unica, capace di andare ben oltre le aule universitarie. Non solo, in linea con la visione di UniPadova Sostenibile, l’obiettivo perseguito dal team in ogni progetto è minimizzare l’impatto ambientale, a partire dalla scelta dei materiali da costruzione, senza compromettere le prestazioni in acqua – continuano i componenti del gruppo universitario velico – e quindi un grazie va ad Antonio Paoli, Prorettore al Benessere e allo Sport, e all’Ufficio Public Engagement».

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