L’Università degli studi di Bergamo registra risultati positivi nella valutazione della qualità della ricerca (VQR) relativa al quinquennio 2020–2024, che prende in esame la qualità della produzione scientifica, la capacità di valorizzare la conoscenza per generare impatti economici e sociali, la formazione alla ricerca dei giovani ricercatori e la partecipazione ai fondi competitivi europei e internazionali.
La VQR è condotta dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) con l’obiettivo di promuovere un sistema di ricerca competitivo, capace di contribuire in modo significativo al progresso scientifico e tecnologico del Paese.
I risultati della VQR sono utilizzati per ripartire i finanziamenti pubblici al sistema universitario e forniscono un quadro informativo alle singole istituzioni per valutare e orientare la propria azione negli ambiti della ricerca, della terza missione e della formazione dottorale. In totale sono state giudicate 132 istituzioni di cui 100 atenei, 13 enti di ricerca e 19 istituzioni volontarie.
Secondo i primi dati diffusi dall’ANVUR, la qualità delle 1.275 pubblicazioni complessivamente conferite in valutazione da parte dei ricercatori di UniBg è superiore alla media nazionale. Significativo anche il miglioramento della qualità della formazione alla ricerca attraverso i corsi di Dottorato. L’Ateneo conferma inoltre la sua forte vocazione ai rapporti con il territorio, collocandosi tra gli Atenei statali di eccellenza per la qualità delle attività di valorizzazione della conoscenza, in virtù della sua capacità di generare ricadute sul territorio in termini di trasferimento scientifico, tecnologico, sociale e culturale.
«La qualità dei prodotti della ricerca dei nostri ricercatori, soprattutto di coloro che sono stati assunti nel quinquennio 2020-2024 o che hanno ottenuto un avanzamento di carriera nel medesimo periodo, conferma l’efficacia delle politiche di reclutamento dell’Ateneo – sottolinea Mariafrancesca Sicilia, Prorettrice con delega alla ricerca scientifica –, orientate a promuovere e valorizzare il merito in termini di qualità della ricerca. Si tratta di un risultato importante per un Ateneo che, nello stesso periodo, ha registrato una significativa crescita dimensionale.
Esprimiamo soddisfazione anche per la qualità della formazione alla ricerca, esito di un impegno continuativo sui dottorati, ambito sul quale l’Università sta investendo con decisione per la formazione delle nuove generazioni di ricercatori. Come atteso, i risultati confermano che dobbiamo rafforzare la nostra capacità di attrarre finanziamenti competitivi internazionali, ma sono già in corso azioni in tale direzione, anche in una logica ecosistemica per favorire sinergie tra gli attori della ricerca e dell’innovazione del territorio.»
I risultati positivi registrati con riferimento alle attività di “Terza Missione” sono frutto di un percorso coerente, che l’Università degli studi di Bergamo aveva avviato già nelle precedenti governance e che ha trovato conferma nel Piano Strategico di Ateneo 2023–2027, dove valorizzazione della ricerca e dialogo con il territorio sono indicati come assi portanti.
I casi presentati riflettono le molteplici modalità attraverso cui l’Ateneo valorizza le conoscenze e si impegna a co-creare valore pubblico con e per il territorio: progetti di apprendimento aperto su due temi ad elevata rilevanza sociale, quali violenza di genere e disturbi del comportamento alimentare; iniziative ispirate al modello della tripla elica allargata per affrontare le sfide del territorio bergamasco; valorizzazione del patrimonio artistico-culturale e storico dell’Università, rendendolo aperto e accessibile.
Non poteva mancare, tra i casi presentati, “Bergamo Next Level”, la rassegna culturale finalizzata ad attivare e tenere vivo nel tempo un dialogo con il territorio sui grandi temi strategici e attuali di sviluppo e coesione sociale, giunta quest’anno alla sua sesta edizione, appena conclusasi.
«Il risultato di eccellenza conseguito – osserva Elisabetta Bani, Prorettrice con delega alla valorizzazione delle conoscenze e ai rapporti con il territorio – ci incentiva a proseguire lungo il percorso intrapreso, rafforzando ulteriormente l’integrazione tra didattica, ricerca e valorizzazione delle conoscenze, consolidando il ruolo del nostro Ateneo quale punto di riferimento per lo sviluppo sostenibile e innovativo del territorio.»
Conclude il Rettore Sergio Cavalieri: «I dati pubblicati dall’ANVUR, seppur ancora aggregati, rappresentano una fotografia delle attività di ricerca e valorizzazione della conoscenza svolte dal nostro Ateneo nel periodo 2020-2024. Questi dati confermano anche il percorso intrapreso negli ultimi anni dall’Ateneo, volto a rafforzare la formazione di giovani ricercatori, attraverso l’istituzione di nuovi Corsi di Dottorato. Un vivaio importante per garantire un’ulteriore spinta per una ricerca di qualità e di impatto non solo scientifico ma anche, come dimostrato dall’eccellente risultato sul fronte della valorizzazione delle conoscenze, sul fronte dell’innovazione tecnologica, sociale e di trasferimento del sapere nella società.
Lo spirito della VQR non è quello di creare classifiche, ma di fornire un riscontro in chiave comparativa della qualità dei percorsi strategici intrapresi dai singoli Atenei e, a cascata, anche dai singoli Dipartimenti e aree di ricerca. Attendiamo la pubblicazione dei dati più dettagliati per effettuare valutazioni più mirate. Un sentito ringraziamento da parte mia a tutte le colleghe e i colleghi che hanno contribuito, con la loro produzione scientifica e i progetti di valorizzazione delle conoscenze, al conseguimento di questi risultati positivi per il nostro Ateneo.»


