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Sanità, i risultati della performance 2023 del Network delle Regioni italiane, coordinato dal Laboratorio Management e Sanità (MeS) del Sant’Anna. 

I dati si riferiscono alle Province Autonome di Trento e Bolzano e alle Regioni Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto. I risultati e la sintesi del dibattito a Firenze, presso il Gran Hotel Baglioni

Valutare la performance dei servizi sanitari di regioni, aziende e distretti e presentare i dati del 2023: questo il tema al centro del dibattito nell’evento del Network delle Regioni, ospitato dal Gran Hotel Baglioni a Firenze e coordinato dal Laboratorio MeS Management e Sanità dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Rappresentanti delle Province Autonome di Trento e di Bolzano e di sette Regioni suddivise tra nord, centro e sud Italia (BasilicataFriuli Venezia GiuliaLombardiaPugliaToscanaUmbriaVeneto) hanno analizzato i risultati di performance riferiti al 2023 e ottenuti dalle rispettive aziende sanitarieterritoriali e ospedaliere. Il Network delle Regioni è caratterizzato da uno spirito collaborativo e l’adesione avviene su base volontaria per valutare le rispettive performance. In modo trasparente, Province Autonome e Regioni del Network hanno condiviso i risultati 2023 per oltre 200 indicatori relativi a numerose dimensioni delle loro attività.

 “In un’epoca dominata da strumenti avanzati per l’analisi dei dati sanitari e amministrativi, il sistema di valutazione della performance del network delle regioni emerge per il suo approccio volontario. Grazie a questa caratteristica – ha sottolineato Milena Vainieri, professoressa ordinaria in Management e responsabile scientifica del sistema di valutazione della performance del Network delle Regioni e del Laboratorio MeS Management e Sanità della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – è possibile innovare introducendo nuovi ambiti di analisi e di prospettive, superando le resistenze tipiche dei metodi imposti dall’alto. Il network è un luogo di collaborazione – prosegue Milena Vainieri – dove la valutazione diventa uno strumento per favorire lo scambio di conoscenze e di competenze tra gli staff regionali. Questo permette di capire e utilizzare al meglio le informazioni che derivano dai dati amministrativi”.

I temi al centro del dibattito. L’incontro è stato aperto dal presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, e dall’assessore alla salute della Regione Toscana, Simone Bezzini, e ha previsto approfondimenti tematici, insieme alla presentazione dei risultati del 2023 da parte di Alessia Caputo e Alessandro Vinci, entrambi PhD Student che, alla Scuola Superiore Sant’Anna, coordinano il team del Network delle Regioni.
In particolare, in linea con la riforma introdotta dal DM 77/2022 (il decreto del Ministero della Salute che definisce i modelli e gli standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio Sanitario Nazionale), Francesca Pennucci, ricercatrice del centro interdisciplinare Health Science della Scuola Superiore Sant’Anna, ha guidato la discussione dei risultati 2023 registrati dai distretti, con la partecipazione dei rappresentati delle Regioni, delle Aziende Sanitarie e dei distretti del Network: Alessandro Campani, direttore della Zona Distretto Versilia, Regione Toscana; Giuseppe Montagano, dirigente dell’Ufficio Pianificazione Sanitaria, Verifica degli Obiettivi, Innovazione e Qualità, Regione Basilicata; Paola Casucci, dirigente del Servizio Programmazione Sanitaria, Assistenza Territoriale, Integrazione Socio-Sanitaria, Regione Umbria; Luigi Rossi, direttore sanitario Azienda ASL di Bari.
Un ulteriore approfondimento è stato dedicato al significato della misurazione della performance a livello di popolazione, con la partecipazione di Laura Rosella, docente che all’Università di Toronto dirige il “Population Health Analytics Lab” presso la “Dalla Lana School of Public Health”.
Il suo intervento ha offerto un confronto con i sistemi sanitari esteri ed è servito per approfondire temi fondamentali per la salute in generale.

I risultati. Dai bersagli emerge una dettagliata analisi sui punti di forza e di debolezza delle Province Autonome e delle Regioni che aderiscono al Network, utilizzando sei dimensioni chiave per comprendere il sistema. I “pallini” indicano la performance regionale rispetto a specifici indicatori, mentre i “pentagrammi” illustrano i percorsi clinico-assistenziali dei pazienti, offrendo spunti per miglioramenti futuri.

In particolare, per la dimensione dell’efficienza gli indicatori del costo per punto DRG (costo per ricovero pesato per il tipo di intervento) evidenziano aumenti significativi nella struttura dei costi caratterizzata in maniera prevalente da costi considerati fissi e, pertanto, meno sensibili alla quantità di servizi. Diventa pertanto sempre più rilevante il monitoraggio dei fattori produttivi sui quali si può agire in modo più rapido come la spesa per i dispositivi medici che presenta sforamenti del tetto di spesa in tutte le Regioni del Network. Nonostante i costi relativamente bassi di siringhe e guanti, le variazioni tra regioni suggeriscono margini di miglioramento nell’utilizzo di questi materiali.

Nel sistema di valutazione non potevano mancare gli indicatori di qualità e sicurezza delle cure. Tra questi, la percentuale di pazienti over-65 operati per frattura del collo del femore entro due giorni mostra miglioramenti significativi in molte Regioni. Tuttavia, persiste una variabilità nella qualità percepita, evidenziata dai tassi di dimissioni volontarie. La ricerca medica, funzionale all’innovazione e con potenziali ricadute in termini di miglioramento della qualità dell’assistenza, misurata dal Field Weighted Citation Index, mostra un impatto positivo dei dirigenti medici nel panorama scientifico. La dimensione dell’assistenza socio-sanitaria fornisce una lettura complementare alla dimensione della qualità delle cure.

L’indice di performance della degenza media per DRG (Diagnosis Related Groups) medici consente di comprendere il grado di efficienza con cui una struttura provvede all’erogazione delle prestazioni. L’indicatore mostra un sostanziale miglioramento, primo segnale di un maggiore collegamento con setting assistenziali intermedi o territoriali. A conferma di ciò, i dati hanno confermato una riduzione delle ospedalizzazioni oltre 30 giorni in tutte le regioni. La dimensione dei percorsi clinico-assistenziali mira a promuovere l’integrazione e la continuità dei servizi sanitari, superando le barriere organizzative di ciascun soggetto erogatore che geograficamente insiste sulla stessa area geografica.

Guardando al percorso materno infantile, molte regioni rimangono nella sostanza stabili nella loro performance, mentre la Puglia e la Basilicata migliorano nella percentuale di parti cesarei. Tuttavia, il ricorso al parto vaginale dopo cesareo rimane basso in queste regioni. I ricoveri per tonsillectomie sono aumentati in tutte le regioni del Network. Quanto al percorso emergenza urgenza, la crescita negli accessi al pronto soccorso sono cresciuti è accompagnata da un generale incremento degli abbandoni del percorso diagnostico-terapeutico.

Nel percorso delle cronicità, i dati hanno evidenziato una riduzione delle ospedalizzazioni per diabete, BPCO (Broncopneumopatia cronica ostruttiva) e scompenso, con variabilità nelle fasi di promozione, prevenzione, trattamento e aderenza alle terapie. Infine, circa il percorso oncologico, lo screening mostra buoni risultati in Veneto e a Trento, con alta adesione allo screening mammografico e colorettale. Migliora anche l’uso appropriato degli hospice, nonostante un aumento dei ricoveri oltre i 30 giorni. La dimensione della “Responsiveness e dell’Esperienza degli Utenti” si concentra sui tempi degli interventi di chirurgia oncologica, con alcune regioni che mantengono alti volumi di interventi erogati in 30 giorni mentre altre affrontano le difficoltà ereditate dalla pandemia.

La dimensione delle sfide post-Covid include la gestione del personale, con un aumento delle assenze e un trend positivo verso l’equità di genere nelle posizioni apicali. La digitalizzazione delle prescrizioni mostra stabilità, ma l’uso, da parte dei cittadini e dei medici, del Fascicolo sanitario elettronico varia tra le Regioni. Infine, la riorganizzazione dell’assistenza territoriale e domiciliare, obiettivo fondamentale del PNRR, vede aumentare gli anziani con accesso alle cure domiciliari, con alcune regioni (Veneto, Provincia Autonoma di Trento, Friuli Venezia Giulia, Umbria) che raggiungono già l’obiettivo del 10% di over 65 trattati a domicilio.

Dopo la presentazione dei risultati. Milena Vainieri ha anche coordinato il confronto sull’uso delle informazioni e sulle sfide future con le figure che ricoprono ruoli apicali a livello regionale: Luca Coletto, assessore alla Salute e Politiche Sociali, Regione Umbria; Federico Gelli, direttore Sanità, Welfare e Coesione Sociale, Regione Toscana; Olivia Leoni, dirigente dell’Unità Organizzativa Osservatorio Epidemiologico Regionale, Flussi Informativi e Rapporti con i Ministeri, Regione Lombardia; Massimo Mancini, direttore generale della Direzione Generale per la Salute e le Politiche della Persona, Regione Basilicata; Joseph Polimeni, direttore generale dell’Azienda regionale di coordinamento per la salute, Regione Friuli-Venezia Giulia; Silvia Vigna, direttrice dell’Unità Organizzativa Monitoraggio e Controllo Attuazione PSSR, Regione Veneto.

In conclusione, Sabina Nuti, rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna, ha commentato altri due aspetti del sistema di valutazione: la dinamicità e la tempestività. “La capacità di innovare e adattare nel tempo i sistemi di valutazione della performance e renderli sempre più tempestivi – ha detto Sabina Nuti – sono elementi chiave per supportare il Servizio Sanitario Nazionale nella sfida alla sostenibilità. Senza un monitoraggio tempestivo e senza evidenze che riescano a catturare la realtà che cambia e le nuove esigenze non saremo in grado di supportare il cambiamento dei Servizi Sanitari Regionali”.
Nel suo intervento la rettrice Sabina Nuti ha ribadito l’importanza di guardare fuori dagli schemi tradizionali con approcci intersettoriali che vedano la partecipazione dei Comuni, degli Enti del Terzo Settore, delle Università e di altri portatori di interesse mettendo al centro le comunità.
“Si tratta di una sfida – conclude Sabina Nuti – che può partire dalle aree interne del paese come campo di prova di nuovi modelli di cura basati sull’innovazione tecnologica e il task shifting (ovvero il trasferimento razionale di compiti, di norma svolti da professionisti sanitari con qualifiche elevate, ad altri operatori con una formazione più breve e meno qualificata) per andare verso un sistema in cui il personale sanitario diventa facilitatore del processo di produzione di valore per la persona e non soltanto di erogazione del servizio”.

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