Un gruppo di ricercatori del laboratorio DREAM dell’Università del Salento, in collaborazione con l’Università dell’Insubria di Varese, l’Università dell’Aquila, il GVM di Roma, la ASL Lecce, il Cardionair di Nardò e l’Academia Nacional de Medicina di Buenos Aires, ha descritto per la prima volta un peculiare fenomeno elettrocardiografico denominato OIL CAME — acronimo di Homophasic Idiopathic Intermittent Left Bundle Branch Block and Cardiac Memory. Lo studio, primo firmatario il professor Marcello Costantini, è stato pubblicato il 23 marzo scorso su Exploration of Cardiology, rivista scientifica accademica internazionale dedicata alla ricerca di alta qualità in tutti i campi della cardiologia.
Il cuore funziona grazie a un sofisticato sistema elettrico: una centralina naturale genera impulsi ritmici che si propagano attraverso una rete di conduttori fino a raggiungere ogni cellula cardiaca. Quando uno di questi conduttori — le cosiddette branche — non funziona correttamente, può comparire un “blocco di branca”, un’anomalia rilevabile all’elettrocardiogramma. In alcuni casi, specie in soggetti giovani con cuore strutturalmente sano, questo blocco è intermittente: compare e scompare da un battito all’altro. Ciò che lo studio descrive è quello che accade dopo: anche quando la conduzione torna normale, il cuore continua a portare con sé un’impronta elettrica di quella fase anomala. È la cosiddetta memoria cardiaca, non una memoria fatta di ricordi, ma di segnali elettrici che persistono nel tempo.
Il fenomeno OIL CAME rappresenta una variante inedita di questo processo. Nei pazienti osservati da Costantini e da altri studiosi, in diversi decenni di ricerche, affetti da blocco di branca sinistra intermittente in assenza di altre patologie, l’elettrocardiogramma mostra un comportamento del tutto insolito: in presenza del blocco si registra una concordanza tra la fase di eccitazione elettrica e quella di ritorno allo stato di riposo, una caratteristica che normalmente è assente in questi casi e che potrebbe essere espressione degli stessi meccanismi alla base della memoria cardiaca.
Riconoscere questi fenomeni complessi ha un’importanza clinica concreta: le alterazioni da memoria cardiaca possono somigliare a segni di patologie più gravi (come la sindrome di Wellens, una condizione grave di ostruzione coronarica nella quale c’è un rischio immediato di infarto oppure nella Cardiomiopatia Aritmogena, una condizione genetica che comporta rischio di aritmie maligne, pericolose per la vita) e saperle identificare aiuta a evitare diagnosi errate e trattamenti non necessari.
«L’esistente, dal paesaggio al corpo umano, non è un ammasso infinito di sistemi che si accendono e si spengono senza lasciare traccia, ma un insieme armonico di realtà che portano con sé la propria storia. Nel cuore – commenta il professor Costantini, ricercatore del Diffuse Laboratory for Interdisciplinary Research Applied to Medicine (DREAM) – ciò che è stato lascia una traccia che può riemergere in modo inatteso: comprendere questi fenomeni non è solo una curiosità scientifica, ma può aiutare a evitare interpretazioni errate di quadri clinici complessi, senza contare che molto c’è ancora da scoprire in questo campo così complesso e affascinante».
Il nome scelto dai ricercatori non è casuale. OIL CAME — “l’olio è arrivato” — richiama volutamente gli ulivi del Salento, decimati negli ultimi vent’anni dalla Xylella fastidiosa. Come il paesaggio salentino porta in sé la memoria di ciò che era, così il cuore conserva traccia elettrica della propria storia recente, anche quando tutto sembra tornato alla normalità. Un’immagine che i ricercatori hanno voluto rendere esplicita, intrecciando scienza e territorio in un gesto tanto scientifico quanto culturale.


