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“È impossibile studiare diritto senza partire dal significato delle parole”. A Giurisprudenza incontri dedicati al superamento degli OFA

Non è un esame, non è una selezione e non è nemmeno una bocciatura mascherata. Eppure, per molti studenti, il primo vero impatto con l’università arriva prima delle lezioni ufficiali: con la verifica delle conoscenze in ingresso.

È da qui che è partito l’intervento del prof. Osvaldo Sacchi, docente di Diritto Romano e Storia del Diritto Antico, durante uno degli incontri dedicati agli OFA (Obblighi Formativi Aggiuntivi), tenutosi il 15 gennaio, in modalità mista, a Palazzo Melzi, sede del Dipartimento di Giurisprudenza. Un incontro che ha provato a chiarire non solo il funzionamento degli OFA, ma soprattutto il loro significato nel percorso di chi inizia gli studi giuridici.

Al centro del discorso il TOLC-SPS, il test con cui l’Ateneo valuta la preparazione iniziale: “decine di domande, testi da leggere con attenzione, risposte a scelta multipla che mettono alla prova soprattutto la comprensione, la logica, la capacità di orientarsi tra concetti. C’era anche una sezione di inglese, presente ma non determinante: non incideva sul punteggio complessivo.

Il cui massimo era 40 mentre il minimo 12”, come hanno spiegato gli studenti. Però, come ha specificato il prof. Sacchi, “ciò che il test misura davvero non è quanto uno studente ‘sa’, ma come legge, come interpreta, come ragiona. Non un percorso punitivo ma uno spazio di accompagnamento pensato per colmare una distanza che non è solo scolastica, ma metodologica. La distanza tra chi arriva dall’esperienza delle superiori e ciò che l’università richiede: autonomia, precisione linguistica, capacità critica”.

Nel suo intervento, il docente ha scelto di non soffermarsi sui tecnicismi, ma di usare il linguaggio giuridico come banco di prova. “Parole che tutti usiamo – ‘legge’, ‘diritto’, ‘libertà’ – diventano improvvisamente meno scontate quando si prova a definirle davvero”. È lì che emergono le difficoltà: non tanto nella memoria, quanto nella comprensione.

Perché, come ha sottolineato il professore, “è impossibile studiare diritto senza partire dal significato delle parole, perché il diritto non è solo un insieme di norme, ma un modo di pensare e di interpretare la realtà”. Da questa prospettiva, la distinzione tra legge e diritto assume un peso concreto. “La legge – argomenta Sacchi – può essere imparata, applicata, persino subita. Il diritto, invece, richiede un passaggio ulteriore: implica ragionamento, valutazione, senso del giusto. È una differenza che non si coglie leggendo un manuale, ma che si costruisce nel tempo, attraverso l’esercizio continuo del pensiero critico. Ed è proprio questo esercizio che gli OFA cercano di stimolare”.

Ascoltando l’incontro dai banchi, il messaggio che arriva è chiaro: l’università non chiede di sapere tutto subito, ma di imparare come studiare. Il TOLC-SPS, con le sue domande e i suoi testi, non è un verdetto definitivo, ma un indicatore. Gli OFA servono a trasformare quell’indicatore in un percorso, offrendo agli studenti gli strumenti per affrontare con maggiore consapevolezza il proprio percorso universitario. Perché studiare Giurisprudenza non significa accumulare articoli di legge, ma imparare a leggere il mondo con attenzione, partendo dal linguaggio.

Perché, come è emerso con forza dall’incontro, “prima ancora delle norme viene la capacità di comprenderle. E senza questa, nessun diritto può dirsi davvero tale”.
Elisabetta Del Prete

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Ateneapoli – n.1 – 2026 – Pagina 34

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