La scultura presente sulla terrazza del Suor Orsola Benincasa, la ‘Donna Sognante’ di Valérie Hadida, guarda lontano. Ed è proprio da questa figura che la prof.ssa Alessandra Storlazzi, Delegata di Ateneo al Job Placement e Stage, ha preso l’ispirazione per ‘Rendez-vous. Dialoghi su lavoro e futuro’, un ciclo di incontri nato per colmare la distanza, spesso troppo ampia, tra il mondo accademico e quello del lavoro.
Non si tratta dei soliti seminari teorici, ma di un dialogo aperto che coinvolge studenti di diversi ambiti: dalle lingue alla psicologia, dall’economia alla giurisprudenza. L’idea è semplice: mettere a confronto i ragazzi con manager e imprenditori per discutere di aspettative, dubbi e delle sfide reali che le aziende affrontano ogni giorno. L’obiettivo è andare oltre il classico colloquio individuale dei Job Day, stimolando invece un dibattito collettivo dove le storie dei protagonisti diventino una bussola per chi deve iniziare il proprio percorso professionale.
Il programma è ricco di nomi importanti: partendo il 23 marzo da Sara Scrittore, Executive Vice President e General Manager South Europe Hub per Colgate-Palmolive, a Carlo Pontecorvo, Presidente e Amministratore Delegato della Ferrarelle, dai consulenti di McKinsey ai vertici di Unicredit, fino ai protagonisti del settore food come Antimo Caputo e Marco Moroni di Gambero Rosso.
Eppure, il punto centrale non è solo conoscere persone di successo, ma capire come si diventa professionisti oggi. Incontri necessari per la docente che tocca un tasto dolente quando parla della percezione che i ragazzi hanno del proprio valore: “i giovani, in fin dei conti, non si domandano effettivamente quale sarà il contenuto del loro lavoro. Qualche volta non valorizzano sé stessi, nel senso che non credono nella possibilità di diventare dei professionisti. Si laureano e poi pensano di non avere valore”.
È una riflessione amara ma necessaria: spesso lo studente vede il titolo di studio come un punto di arrivo, dimenticando che le conoscenze acquisite sono solo la base su cui costruire la propria identità lavorativa attraverso la voglia di imparare ogni giorno. La vera differenza tra chi riesce a fare carriera e chi rimane bloccato non sta tanto nel voto di laurea o nel contenuto tecnico, che oggi è supportato da tecnologie avanzatissime, quanto nell’attitudine mentale.
“Fa carriera chi ha voglia di mettersi in gioco e migliorare in ogni momento. Io stessa, se trascorro alcuni mesi in cui sento di non imparare, mi sento morta”, confessa la docente con estrema sincerità. Essere uno studente bravo non basta più; serve un ‘upgrade’, ovvero la capacità di ascoltare, capire il contesto in cui si entra e cercare costantemente soluzioni nuove. E questo approccio si riflette anche nell’interdisciplinarità dei seminari.
Mescolare studenti di percorsi di laurea diversi è fondamentale perché nel mondo reale le divisioni tra i vari uffici sono molto più sfumate di quanto appaia sui libri di testo. Un’azienda cerca persone desiderose di imparare, dove il titolo serve a presentarsi, ma la capacità di collaborare con prospettive diverse è ciò che fa la differenza. Durante gli incontri si parlerà anche di temi d’ attualità come l’intelligenza artificiale, citando casi come quello di Alfonsino o di importanti società di consulenza.
Per la prof.ssa Storlazzi, l’AI non è solo un supporto tecnico per fare grafici o tabelle, ma un fattore che “cambia la logica di gestione dell’impresa, modifica le relazioni fra gli attori e influenza il modo in cui le persone agiscono”. In questo panorama che cambia velocemente, le ‘soft skill’ diventano la vera moneta di scambio: personalità, autonomia e capacità di risolvere problemi. L’iniziativa punta a diventare un appuntamento fisso, con l’idea di raccogliere queste esperienze in un volume divulgativo che mantenga vivo il legame tra università e impresa.
Lucia Esposito
Scarica gratis il nuovo numero di Ateneapoli
Ateneapoli – n.5 – 2026 – Pagina 38

