Obesità, malattie epatiche e tumore del fegato: il “Laboratorio del Metabolismo Lipidico, della MASLD e dell’epatocarcinoma” dell’Università di Bari promuove un consenso scientifico internazionale sui modelli preclinici. Una guida condivisa per sviluppare modelli preclinici più predittivi, capaci di cogliere l’impatto dell’obesità e della disfunzione metabolica sulla steatosi epatica e sul tumore del fegato.
L’obesità e le malattie metaboliche stanno cambiando profondamente l’epidemiologia delle patologie del fegato e del tumore epatico.
Tuttavia, la capacità di trasformare le scoperte di laboratorio in nuove terapie resta ancora limitata.
In questo contesto si inserisce la review pubblicata su Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology, coordinata dall’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, che propone un quadro condiviso per migliorare i modelli di ricerca utilizzati nello studio della malattia epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD) e del carcinoma epatocellulare ad essa correlato (MASH-HCC).
Il coordinamento di questo lavoro riflette l’attività del “Laboratorio del Metabolismo Lipidico, della MASLD e dell’epatocarcinoma” dell’Università di Bari, diretto dal prof. Michele Vacca, impegnato nello studio dei meccanismi metabolici alla base delle malattie epatiche associate all’obesità, e nello sviluppo di strategie di ricerca orientate all’impatto clinico e traslazionale.
La review è il risultato di una ampia collaborazione internazionale che coinvolge prestigiose istituzioni nel Regno Unito – il Roger Williams Institute of Liver Studies & King’s College London e la Newcastle University, ed in Germania – la University of Tübingen, il German Cancer Research Center (DKFZ) di Heidelberg e il Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics (MPI-CBG) di Dresda.
Il tema è di grande rilevanza clinica e sociale. Il tumore del fegato è caratterizzato da un’elevata mortalità, e la presenza di obesità e disfunzione metabolica riduce spesso l’efficacia delle terapie disponibili.
Migliorare i modelli preclinici è quindi essenziale per comprendere i meccanismi della malattia e per testare nuovi farmaci in modo più realistico, aumentando le probabilità di successo nelle fasi cliniche.
Un elemento centrale della review riguarda l’innovazione responsabile.
In linea con il principio delle 3Rs (Replacement, Reduction, Refinement), gli autori propongono strategie per ridurre l’uso di animali nella ricerca attraverso l’integrazione di modelli avanzati in vitro, come organoidi e sistemi tridimensionali.
L’approccio suggerito non è sostitutivo, ma integrato: utilizzare ciascun modello in modo consapevole, valorizzandone i punti di forza e riconoscendone i limiti, per costruire percorsi sperimentali più efficienti, informativi e utili per la ricerca biomedica riducendo l’uso degli animali. Il lavoro si inserisce in un piano di ricerca quinquennale, sostenuto da AIRC e fondi PNRR, che ha come obiettivo l’implementazione dei modelli preclinici esistenti per rendere la ricerca di base più efficace e realmente traslabile.
L’intento è promuovere un consenso scientifico su come scegliere, migliorare e validare modelli preclinici più affidabili e predittivi per la malattia umana.
Questo percorso è stato avviato con una pubblicazione chiave uscita nel 2024 su Nature Metabolism che ha rappresentato un punto di svolta nel campo, ponendo le basi concettuali per una revisione critica e sistematica dei modelli preclinici, sviluppata nella review attuale.

