Si è tenuto ieri, al Dea dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, un primo incontro fra la rettrice dell’Università del Salento, Maria Antonietta Aiello, e i Dirigenti Medici responsabili di Unità Operativa Complessa dello stesso ospedale. Un incontro richiesto proprio dalla rettrice e organizzato, per il tramite della delegata per i Rapporti con il Sistema Sanitario, Luciana Mascia, professoressa ordinaria di Anestesiologia e del Dipartimento di Medicina Sperimentale di UniSalento, grazie alla collaborazione della Asl di Lecce e del suo direttore generale, Stefano Rossi.
La rettrice Aiello ha voluto così conoscere personalmente i primari dell’ospedale, per ribadire l’impegno dell’ateneo nel completamento del progetto di policlinico universitario. Di seguito, il discorso integrale della rettrice ieri al Dea:
«Per me è un grande piacere essere qui oggi. Ringrazio il direttore generale Rossi per avermi dato l’opportunità di incontrarvi e per la collaborazione costante che ci ha guidato fino a oggi e che mi auguro continui a guidarci anche in futuro.
Ci tenevo molto a incontrarvi personalmente perché sarete i veri protagonisti di quella che ritengo sia una svolta storica per il territorio in ambito sanitario. Sono a Lecce da circa trent’anni e, fin da subito, ho registrato l’impegno di tante persone per istituire un corso di laurea in Medicina. Per ogni progetto servono il tempo e il contesto giusti e l’impegno di chi ci ha preceduto su questa strada non è stato vano: quel seme piantato tanti anni fa, oggi è germogliato. La straordinaria sinergia fra la Asl di Lecce, la Regione e l’Università del Salento ha reso possibile la realizzazione di quello che per molti anni è stato soltanto un sogno.
La sinergia nasce dalla condivisione, richiede investimenti, scelte politiche e sociali di lungo periodo. L’obiettivo non era semplicemente cambiare questo luogo di cura, ma renderlo scientificamente attrattivo. Siamo stati la prima università pubblica a istituire un corso di laurea con questa peculiarità, il MedTec: una scelta di campo, ovvero unire Medicina e Ingegneria biomedica per coniugare l’umanità della cura con l’avanguardia della tecnologia medica. Lecce si posiziona così sulla mappa dell’innovazione internazionale.
Abbiamo effettuato un reclutamento significativo di professori e ricercatori. Quest’anno accoglieremo altre 150 nuove matricole, più del doppio rispetto agli anni passati. Parallelamente, stiamo investendo in infrastrutture: a Ecotekne stiamo completando la ristrutturazione di due edifici esistenti destinati proprio a Medicina, e qui in questo ospedale realizzeremo aule e uffici dedicati con un investimento di dieci milioni di euro che si aggiunge al Centro di simulazione già inaugurato e che potenzieremo ulteriormente.
Sempre grazie alla sinergia fra Asl, Regione e Università nascerà a breve anche un polo pediatrico, che sarà – nella sua accezione più ampia – un centro materno-infantile. Non si tratta soltanto di un’opera infrastrutturale, ma per me rappresenta una promessa di civiltà, perché consentirà l’assistenza dei più piccoli vicino alle loro famiglie.
Dobbiamo lavorare anche per favorire la presenza di aziende che operino in ambito medico e biomedico. Il progetto complessivo è molto ambizioso ed è naturale che, quando si affrontano e si attuano progetti simili, si incontrino delle difficoltà. Ma non dobbiamo lasciarci scoraggiare: dobbiamo continuare a fare, con tenacia e convinzione. Il Policlinico universitario deve diventare una piattaforma comune di eccellenza, che ci consenta di elevare i percorsi di cura e di ricerca, intercettando nuovi finanziamenti e avviando nuovi filoni di ricerca scientifica. Insieme è la parola chiave.
Ho voluto incontrarvi oggi, ma mi auguro che questo non resti un incontro isolato. Ho già espresso la volontà di visitare i singoli reparti, così da coglierne eccellenze e criticità, perché sono convinta che i progetti si possano realizzare solo quando si ha una conoscenza profonda del contesto in cui si opera. Il nostro investimento è un investiamo di fiducia nel dialogo con la Asl e nella capacità delle nostre due istituzioni di fare sintesi, nell’interesse del nostro territorio e del futuro delle generazioni che verranno».

