Il Museo del Mare Antico di Nardò ospiterà il primo ciclo di incontri 2026 “Archeologia della costa ionica salentina”, un percorso di approfondimento dedicato alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio archeologico costiero e subacqueo del Salento ionico. Attraverso il contributo di studiosi e studiose, ricercatori e ricercatrici impegnati in indagini di lunga durata, il ciclo intende offrire al pubblico uno sguardo aggiornato sulle più recenti scoperte scientifiche, mettendo in dialogo istituzioni, università e territorio, in una prospettiva che coniughi studio, conservazione e valorizzazione partecipata.
Il 7 marzo, alle 18, è previsto l’intervento di Mariangela Sammarco, responsabile del Museo Archeologico di Vereto, intervento dal titolo “Veretum circa maris posita. L’attività di ricerca nel territorio veretino”. L’area archeologica di Vereto, abitato messapico del Salento meridionale, è stata al centro di un percorso di ricerca che ha analizzato il complesso urbano e la vasta area sub-urbana, all’interno di un paesaggio rurale attraversato da infrastrutture viarie, servito da due approdi costieri con differenti caratteristiche funzionali e arricchito dall’importante santuario internazionale di Grotta Porcinara a Leuca.
Il 19 marzo – sempre alle ore 18 – interverranno Rita Auriemma, direttrice del Museo e docente UniSalento, e Luigi Coluccia, archeologo assegnista di ricerca presso il Dipartimento Beni Culturali della stessa Università. L’incontro, intitolato “Un tuffo lungo 3000 anni: Porto Cesareo tra ricerca e valorizzazione partecipata” avrà come focus il tratto di costa corrispondente all’AMP Porto Cesareo, già oggetto di un vasto programma di archeologia dei paesaggi costieri e subacquei dell’Università del Salento, di concerto con la SABAP Brindisi Lecce e Taranto, e il progetto di realizzazione del Parco sommerso e costiero, un progetto di comunità ispirato ai principi della Convenzione di Faro.
Il 28 marzo (ore 18) sarà poi la volta di Francesco Iacono, docente dell’Università di Bologna, con la relazione su “Torre dell’Alto e gli stili di vita costieri nel Salento Ionico dell’età del bronzo”. Il territorio ionico neretino ha sempre rappresentato un comprensorio chiave per comprendere le dinamiche del popolamento umano di lunga durata. Mentre il focus è stato principalmente sulla preistoria, il potenziale informativo delle evidenze databili ai momenti più tardi della protostoria solo di recente è stato oggetto di ricerche sistematiche. Tutto ciò è avvenuto soprattutto grazie alle recenti indagini di emergenza effettuate dalla Soprintendenza delle Province di Lecce e Brindisi, e alle indagini annuali condotte dall’Università di Bologna presso il sito fortificato di Torre dell’Alto. Queste ultime si sono svolte in collaborazione con il Museo della Preistoria di Nardò, l’ente Parco di Porto Selvaggio e l’Università del Salento, nell’ambito di un progetto PRIN guidato dallo stesso Iacono.
L’incontro sarà introdotto dai saluti istituzionali della dottoressa Serena Strafella, funzionario archeologo SABAP per le province di Brindisi, Lecce e Taranto.

