Mettersi alla prova nella schedatura di reperti egiziani della collezione del Museo Archeologico di Napoli (MANN). Un laboratorio molto pratico attende studentesse e studenti che abbiano frequentato o stiano frequentando un corso di Egittologia o di Archeologia egiziana. Gli appuntamenti saranno sei in totale e avverranno tra aprile e maggio; alcuni incontri avranno un’impronta teorica, altri porteranno i partecipanti direttamente sul campo.
I Corsi di Laurea destinatari, sia Triennali che Magistrali, sono: Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente; Culture Antiche e Archeologia: Asia, Africa e Mediterraneo; Archeologia: Asia, Africa e Mediterraneo. Docente responsabile è la prof.ssa Stefania Mainieri, che ad Ateneapoli ha spiegato: “l’iniziativa nasce, come altre, per provare a sottoporre attività più pratiche a studentesse e studenti, soprattutto per far sviluppare alcune capacità di analisi e affrontare altri tipi di lavoro diversi da quelli dello scavo archeologico”.
Il laboratorio sarà suddiviso in due momenti. Durante i primi incontri si parlerà di come si è formata la collezione egizia del Museo partenopeo: “innanzitutto bisogna dire che dobbiamo essere orgogliosi, visto che è la primissima collezione egiziana aperta in un museo pubblico, nel 1821. Non lo sa nessuno. Si tratta di una collezione piccola, conta poco più di 2500 reperti, ma è molto importante dal punto di vista storico e collezionistico. Tutti gli altri musei, a livello europeo, sono stati inaugurati successivamente”. La docente racconta altri passaggi storici fondamentali sulla costituzione della collezione: “si è formata a inizio ’800 in base a una serie di collezioni private.
In particolare, nel 1814 è stata acquistata dal Museo Borbonico quella del Cardinale Stefano Borgia, che non solo è il nucleo principale di tutta la collezione egiziana di Napoli, ma anche quello più vecchio, perché si è formato nel corso del ’700”. Tutti questi riferimenti verranno forniti ai partecipanti durante la parte teorica, assieme alla spiegazione di “com’è stato organizzato l’allestimento nel Museo, com’è cambiato negli anni”, inoltre la docente procederà approcciando lo studio degli oggetti decontestualizzandoli: “dovranno essere studiati in altro modo, perché è importante, quando si parla di musei, conoscere anche la storia moderna degli oggetti che custodisce, molto spesso vengono sottoposti a diverse restaurazioni”.
Ancora nella fase di trasmissione del metodo, Mainieri spiegherà “come si osserva una statua, come si studia, come capirne la provenienza dal punto di vista egittologico”. Poi si arriverà alla parte più attesa: quella pratica. “Ci sarà una visita alle sale della collezione egiziana del Museo con l’illustrazione dei reperti, successivamente i ragazzi dovranno selezionarne alcuni in base alle competenze che posseggono (livello di conoscenza della lingua egiziana) e saranno poi chiamati a redigere delle schede nelle sale della collezione sotto la mia guida”.
In altre parole, i partecipanti dovranno fotografare gli oggetti, misurarli e schedarli secondo i parametri dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD), che ha creato delle schede uniformi (RA) utili a catalogare reperti archeologici in modo omogeneo. Ma non è tutto, perché, oltre a queste operazioni, un ulteriore stimolo sarà “dare anche suggerimenti all’Istituto a proposito delle schede”.
L’Italia è un Paese strutturato soprattutto sull’archeologia classica e nel caso dell’egittologia “spesso mancano dei campi nella schede RA”, spiega la docente, perciò il compito dei ragazzi “sarà anche quello di trovare eventuali carenze e provare a formulare delle proposte per risolverle – per esempio impostare un thesaurus, una sorta di vocabolario, per catalogare al meglio gli oggetti”.
Mainieri chiude con una battuta sullo scopo di queste iniziative, al di là dell’orizzonte egittologico: “sono fondamentali, ai ragazzi dico sempre che l’approfondimento delle schede è uno strumento che devono mettere in tasca perché un giorno, in un museo, potrebbe consentire loro di approcciare lo studio di qualsiasi materiale”.
Claudio Tranchino
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Ateneapoli – n.4 – 2026 – Pagina 39

