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Tesi triennali: troppe richieste, pochi docenti strutturati

Troppe richieste, risorse insufficienti, docenti costretti a fermarsi. A Studi Umanistici la gestione delle tesi Triennali torna a mettere in evidenza una criticità strutturale che accompagna da anni i Corsi più affollati. A pagarne il prezzo sono soprattutto gli studenti, in costante aumento, e un sistema che fatica a reggere l’impatto dei grandi numeri.

Il caso di Lettere Moderne, Corso con il più alto numero di iscritti del Dipartimento, è emblematico. A fare il punto della situazione è il prof. Giuseppe Andrea Liberti, docente di Letteratura italiana, che nelle scorse settimane ha comunicato l’interruzione dell’assegnazione degli elaborati triennali per le discussioni dell’anno 2026, a fronte dell’elevato numero di richieste già pervenute.

“Nel mio caso superiamo abbondantemente le sessanta domande e questo impone di non poterne accettare ulteriori – spiega Liberti – Seguire un elaborato triennale significa dedicare tempo, assicurare continuità e fornire un supporto costante: dopo un certo numero di elaborati diventa oggettivamente molto difficile continuare a seguirne altri, se si vuole offrire una guida corretta e seria”.

Il nodo, chiarisce il docente, non è la disponibilità nei confronti degli studenti, ma la tenuta complessiva del percorso di tesi. Una difficoltà che si inserisce in un assetto didattico strutturalmente fragile. “Gli insegnamenti a contratto raramente garantiscono continuità – sottolinea Liberti – Per questo gli studenti chiedono di essere seguiti per l’elaborato finale dai docenti strutturati. Il problema è che i docenti strutturati sono pochi”.

Una situazione tutt’altro che nuova. “Questo problema è noto al Corso di Laurea da molto tempo – ricorda il docente, il riferimento è alle schede di monitoraggio del Gruppo di Riesame – Viene segnalato da anni e non è mai stato realmente risolto”. La soluzione, almeno sul piano teorico, appare semplice: aumentare il numero dei docenti. Ma la questione si sposta a monte. “Non dipende dal Corso di Studi – precisa Liberti – Dipende dalla programmazione del Dipartimento e, soprattutto, dai fondi destinati all’università”.

Il tema delle risorse resta centrale: “Questo è uno degli ambiti in cui si vedono chiaramente gli effetti dei tagli al Fondo di finanziamento ordinario e alle risorse di base per la ricerca. Se mancano i fondi per creare nuove posizioni e rafforzare il corpo docente, non si può fare molto di fronte a un Corso di Laurea così numeroso”. Le ricadute si fanno sentire direttamente sugli studenti.

“I primi a subire gli effetti delle riforme sono proprio loro – osserva Liberti – Noi cerchiamo comunque di agevolarli il più possibile: anche quando non posso seguire altri elaborati, cerco di interfacciarmi con chi presenta richiesta per individuare un percorso alternativo. Ma oltre un certo limite non abbiamo le risorse per fare di più”. Nemmeno i nuovi ingressi riescono a colmare il divario. “I nuovi docenti spesso vanno a sostituire colleghi che vanno in pensione o cambiano Ateneo. Il numero complessivo, di fatto, non cresce e la criticità resta”.

Il consiglio “muoversi per tempo”

La distanza con altri contesti europei è evidente. “Il rapporto docenti-studenti negli Atenei italiani è fortemente squilibrato rispetto ad altri Paesi europei, come la Germania o la Spagna – sottolinea Liberti – Soprattutto per le materie caratterizzanti – linguistica, letteratura, filologia – sarebbe necessario far crescere le cattedre”.

Al centro del confronto resta però il valore dell’elaborato finale. “Continuo a considerarlo un momento assolutamente formativo – ribadisce il docente – La discussione di laurea è l’esame finale. Seguire un elaborato significa insegnare a trattare scientificamente un argomento, a usare la bibliografia, a impostare correttamente un testo”. Proprio per tutelare questa dimensione formativa, è necessario fissare dei limiti. Nel caso di Liberti, nuove richieste potranno essere prese in considerazione solo a partire da febbraio 2027.

Infine, un consiglio ai futuri tesisti: muoversi per tempo: “Il momento ideale per chiedere un elaborato è tra la fine del secondo anno e l’inizio del terzo. Così si ha il tempo necessario per pensare, migliorare e perfezionare quello che resta il primo vero prodotto scientifico del percorso universitario”.
Giovanna Forino

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Ateneapoli – n.1 – 2026 – Pagina 22

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