Adriano Scianca è il secondo ospite di un ciclo seminariale che prevede quattro incontri che approfondiscono argomenti collegati al tema di un corso su “Heidegger filosofo della tecnica”. Scianca, curatore di un volume sulla Rivoluzione conservatrice tedesca e autore di una monografia su Ernst Jünger e la fisica quantistica, è una delle persone che in Italia ha maggior titolo per intervenire in una discussione del genere: Heidegger si è formato nell’ambiente intellettuale della Rivoluzione conservatrice tedesca e il suo pensiero si è confrontato per circa un ventennio con quello di Jünger. Non crediamo che le passate o future affiliazioni del nostro ospite possano compromettere la validità del suo intervento, né che la sua semplice presenza possa in qualche modo danneggiare la mente degli studenti.
L’università non è un santuario ideologico, né un luogo in cui si custodisce l’ortodossia di una qualche fede. È (o dovrebbe essere) uno spazio in cui le idee si misurano con le idee. Chiunque ritenga di poter sostituire l’argomentazione con la pressione censoria ha già perso la discussione sul piano intellettuale, e lo sa. Chi invoca il carattere pericoloso di un relatore perché portatore di una certa storia biografica o militanza, senza entrare nel merito delle sue tesi, pratica esattamente la forma di pensiero che crede di combattere: il pregiudizio.
John Stuart Mill diceva, “se tutta l’umanità meno uno avesse un’opinione, e una sola persona avesse l’opinione contraria, l’umanità non avrebbe più titolo a ridurre al silenzio quella persona di quanto quella persona ne avrebbe a ridurre al silenzio l’umanità”.
Rinnoviamo l’invito di partecipare al seminario, a chiunque sia interessato.
Tommaso Tuppini, docente di Filosofia teoretica del dipartimento di Scienze Umane

