L’Università di Trento promuove un evento per parlare delle nuove frontiere della violenza di genere online. Un incontro con la sociologa e scrittrice Silvia Semenzin, attivista per i diritti digitali. L’evento è in programma martedì 24 marzo a Palazzo Geremia ed è aperto alla cittadinanza
Dalle trappole dei deepfake alle minacce via social al cyberbullismo. Lo spazio digitale, lungi dall’essere un luogo neutro, sta diventando la nuova frontiera della discriminazione e della violenza di genere. Lo raccontano i dati.
Secondo un rapporto del 2024 di UN Women (Ente delle Nazioni unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment di donne e ragazze) una donna su tre subisce violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita, mentre anche più di una donna su due ha subìto una forma di violenza di genere digitale come la diffusione non consensuale di immagini e video intimi, minacce di stupro, morte e insulti. Fra le persone colpite in modo proporzionalmente più intenso dalla violenza digitale vi sono donne e ragazze impegnate nello spazio pubblico e quelle appartenenti a gruppi marginalizzati.
Guardando oltre le forme più tipiche di violenza digitale, un’analisi di Deeptrace ha rivelato che il 96% dei video deepfake presenti online nel 2019 era costituito da pornografia non consensuale, un fenomeno che colpisce principalmente le donne ed è in crescita esponenziale.
Numerosi studi sottolineano le conseguenze devastanti della violenza di genere digitale sulla salute, sulla carriera e sulla partecipazione pubblica delle donne e delle ragazze.
In Italia ha fatto clamore la vicenda di un portale sessista che pubblicava foto e video sottratti illecitamente a centinaia di donne, tra cui alcune esponenti politiche e giornaliste. Moltissimo scalpore ha destato anche il caso della pagina Facebook “Mia moglie”, contenente immagini pubblicate (e spesso scattate) senza il consenso delle dirette interessate e diventate oggetto di un voyerismo pubblico quando non direttamente di vere e proprie aggressioni digitali.
Raccogliere informazioni su queste dinamiche è tutt’altro che semplice.
Secondo chi si occupa di questi studi, resta ancora molto da fare per analizzare e comprendere questo tema: anche quando ci sono i dati, spesso ci si focalizza solo su alcuni tipi di violenza considerati di particolare gravità, come per esempio le minacce di morte o lo stupro.
È molto più difficile avere indicazioni precise su forme di abuso come la diffusione non consensuale di materiale intimo.
Il seminario “Internet non è un posto per femmine”, organizzato dall’Università di Trento nell’ambito del Piano di azioni positive dell’Ateneo (maggiori informazioni sono disponibili qui) nasce per sensibilizzare il pubblico riguardo a questa sfida, analizzando non solo i modi in cui la violenza di genere digitale si verifica, ma anche le responsabilità delle piattaforme e la necessità di riforme legislative incisive.
Il tema verrà analizzato in dialogo tra la sociologa Silvia Semenzin, ricercatrice e attivista per i diritti digitali specializzata in violenza di genere online e discriminazioni digitali, autrice del libro “Internet non è un posto per femmine”, ed Elena Pavan, professoressa al Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Ateneo di Trento e studiosa di media digitali e movimenti sociali, in particolare nel campo delle mobilitazioni sulle questioni di genere.
Introduce Luisa Antoniolli, professoressa al Dipartimento Facoltà di Giurisprudenza di UniTrento e componente del Comitato direttivo del Centro Studi interdisciplinari di genere dell’Università di Trento.
L’evento è in programma martedì 24 marzo alle 17 nella sala Falconetto di Palazzo Geremia (Trento – Via Belenzani, 20) ed è aperto alla cittadinanza. L’ingresso è libero.
Per maggior informazioni: https://eventi.unitn.it/it/internet-non-e-un-posto-femmine

