Grazie un accordo siglato tra il Direttore generale dell’Istituto Nazionale del Patrimonio (INP) della Tunisia, Tarek Baccouche e il Rettore dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Nathan Levialdi Ghiron, il progetto di Koustiliya (Tozeur) segna un passaggio storico: è il primo scavo archeologico condotto all’estero da Roma Tor Vergata, nel segno di una cooperazione tunisino-italiana strutturata e strategica.
Nel sito di Koustiliya, nella regione di Tozeur nel sud desertico della Tunisia, prende dunque forma un cantiere che integra ricerca avanzata, innovazione tecnologica e valorizzazione. Protagonisti sono l’Istituto Nazionale del Patrimonio (INP) e l’università di Roma Tor Vergata impegnati in un progetto internazionale che ambisce a diventare modello per la collaborazione euro-mediterranea nel campo del patrimonio. Un percorso accademico d’eccellenza promosso dalle professoresse Marcella Pisani, docente di Archeologia classica, Alessandra Molinari, docente di Archeologia cristiana tardoantica e medioevale, e dal professor Giovanni Di Stefano (Laboratorio di Architettura e urbanistica dell’Africa romana) afferenti al dipartimento di Storia, patrimonio culturale, formazione e società che ha sostenuto il progetto grazie all’intervento della direttrice professoressa Lucia Ceci.
Koustiliya rappresenta, con ogni probabilità, un villaggio rurale e lungo una strada, con una vita compresa tra il IV e il VII secolo d.C., tra la fine dell’impero romano e l’inizio di quello islamico. Siti di questo tipo e con questa cronologia non sono ancora stati scavati nell’area tunisina. Le indagini archeologiche del sito, avviate nel 2017 dal dottor Mourad Chetoui (INP), responsabile dei beni culturali dei governatorati di Tozeur e Kebili e attuale co-direttore scientifico del progetto, si sono concentrate per quest’anno su di un grande edificio rettangolare, adiacente a una chiesa e organizzato attorno a un cortile centrale (come testimoniano le immagini in gallery scattate durante la campagna di scavo di marzo 2026).
La forza del progetto risiede nel suo carattere multidisciplinare e nell’impiego di tecnologie di ultima generazione. Alle attività di scavo stratigrafico si affiancano rilievi aerofotogrammetrici con drone, acquisizioni tramite laser scanner 3D ad alta risoluzione e ricostruzioni tridimensionali dettagliate di un’area di circa 10.000 metri quadrati. La documentazione delle strutture è integrata da analisi archeologiche, architettoniche e stratigrafiche, con campionamenti mirati dei materiali da costruzione per studi petrografici e chimici il cui fine è comprendere tecniche e provenienza.
Accanto alla ricerca, centrale è la dimensione dello scambio di competenze e del confronto accademico che rafforza il ruolo del patrimonio culturale come leva di dialogo interculturale e sviluppo sostenibile. Dottorandi partecipano alle attività nell’ambito del programma TNE-IMPACT – Innovative Mediterranean Partnership for Advancing Collaborative Teaching, fortemente voluto dalla delegata all’Internazionalizzazione dell’Ateneo professoressa Bianca Sulpasso, promosso dal Ministero italiano dell’Università e della Ricerca, nel nome della cooperazione tra Europa e Nord Africa. Tra questi, Carolina Sugamele, dottoranda in Scienze del Patrimonio Culturale, che sottolinea come sia “stimolante la missione presso il sito di Tozeur-Koustilya, che riunisce ricercatori e ricercatrici nello studio del patrimonio archeologico del Sahara tunisino. A questa missione ho partecipato grazie a una borsa di studio del progetto Transnational Educational Partnership TNE come studentessa di Tor Vergata”.
Il progetto nel sito di Koustiliya amplia lo sguardo anche al contesto ambientale e alla conservazione: sono previste analisi geomorfologiche e la redazione di una carta dei rischi naturali, insieme allo studio delle patologie dei manufatti per definire strategie di tutela e valorizzazione, attività – queste ultime – coordinate dal dottor Hamden Ben Romdhane (INP). Le ricerche archeobotaniche e archeo-zoologiche contribuiscono a ricostruire ambiente, pratiche economiche e abitudini alimentari delle comunità antiche, mentre una piattaforma GIS integra e gestisce in modo sistematico tutti i dati raccolti.
L’iniziativa, finalizzata alla valorizzazione del sito, beneficia inoltre del sostegno dell’Ambasciata d’Italia a Tunisi e dell’Istituto Italiano di Cultura, inserendosi nel solco delle iniziative promosse dalla Scuola Archeologica Italiana di Cartagine e distinguendosi per interessare il sito più meridionale della regione finora indagato, in un’area mai esplorata prima da missioni di università italiane o straniere in Tunisia.


