Il segreto di un cuore più sano e “giovane” si nasconde nel nervo vago. Un recente studio coordinato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e pubblicato su Science Translational Medicine ha dimostrato che la preservazione di una innervazione vagale bilaterale del cuore rappresenta un fattore anti-invecchiamento. In particolare, il nervo vago cardiaco destro sembra essere un vero e proprio guardiano della salute dei cardiomiociti, contribuendo a preservare la longevità del cuore indipendentemente dalla frequenza cardiaca.
Lo studio si caratterizza per un approccio fortemente multidisciplinare, che integra medicina sperimentale e bioingegneria applicate alla ricerca cardiovascolare. In particolare, la ricerca è stata guidata dall’Unità di Medicina Critica Traslazionale (TrancriLab) del Centro di Ricerca Interdisciplinare Health Science, sotto la responsabilità del prof. Vincenzo Lionetti, e dal laboratorio dell’Istituto di Biorobotica guidato dal prof. Silvestro Micera, che ha contribuito allo sviluppo del condotto nervoso bioassorbibile utilizzato per facilitare la rigenerazione vagale.
L’attività sperimentale è stata realizzata a Pisa grazie a un finanziamento europeo FET (Future and Emerging Technologies) nell’ambito del progetto “NeuHeart” e, in parte, con il supporto dei fondi PNRR del Tuscany Health Ecosystem. Lo studio ha coinvolto un ampio network di istituzioni di eccellenza italiane e internazionali, come la Scuola Normale Superiore, l’Università di Pisa, la Fondazione Toscana Gabriele Monasterio, l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, l’Università di Udine, GVM Care & Research, la Al-Farabi Kazakh National University, il Leibniz Institute on Ageing di Jena e l’École Polytechnique Fédérale de Lausanne.
Le dichiarazioni
“Quando l’integrità della connessione al nervo vago viene persa, il cuore invecchia più rapidamente”, spiega il prof. Lionetti. “Nel loro insieme, questi risultati aprono nuove prospettive per la chirurgia cardiotoracica e trapiantologica, suggerendo che il ripristino dell’innervazione vagale cardiaca al momento dell’intervento possa rappresentare una strategia innovativa per proteggere il cuore a lungo termine, spostando il paradigma clinico dalla gestione delle complicanze tardive associate all’invecchiamento cardiaco precoce alla loro prevenzione” conclude il prof. Lionetti.

